Broken heart, shattered dreams? DON’T GIVE UP.

Esiste una realtà chiamata Istituto di moda Burgo, che è quello che frequento nella mia splendida Lecce, dove ogni giorno regnano l’impegno, la determinazione, la costanza e anche i sogni, che non passano inosservati ai grandi occhi delle nostre insegnanti, le quali, giorno per giorno, ci accompagnano in questo percorso, creano per noi delle opportunità e ci mostrano come coglierle nel modo giusto, anche ora, nonostante il momento difficile che tutti noi, in Italia e nel mondo, stiamo fronteggiando. Come ci ripetono sempre a lezione, bisogna saper affrontare qualunque difficoltà con coraggio e impegno, senza abbattersi ma credendo in se stessi e restando positivi.

Ammetto che, essendo alla mia prima intervista, al mio primo articolo, ieri ho a malapena chiuso occhio. La persona che vado a intervistare ha solo 26 anni, ha iniziato il suo percorso nella moda come i miei compagni di corso ed io stiamo facendo ora. Non posso stringerle la mano e chiacchierarci davanti a un caffè, eppure la sua storia, la sua energia, la sua voglia di fare, irriverenza e caparbietà, ma soprattutto la sua semplicità, libertà e positività, riescono ad attraversare l’Italia e iniettarmi una dose incredibile di entusiasmo attraverso un pc.

Ve la presento.

Ciao Angelia! Iniziamo: dicci un pò di te.

Ciao Carola! Mi chiamo Angelia, ho 26 anni e nel 2016 ho iniziato a lavorare al mio progetto personale Angelia Ami. Vivo a Milano, anche se in realtà è una città che mi va un pò stretta e non vedo l’ora di andarmene. Ho un cane, un gatto e un cavallo, tutti un pò matti. Fumo un sacco di sigarette e nel tempo libero vado in palestra e bevo vino rosso con i miei amici.

Come nasce il tuo brand?

Angelia Ami nasce dalla volontà/necessità di esprimere quello che ho dentro. Ho iniziato piuttosto giovane e con una certa incoscienza, senza capire davvero ciò a cui andavo incontro.

Chi sono le ragazze che dovrebbero vestire Angelia Ami?

Angelia Ami non è altro che la rappresentazione di quello che sono io, di quello che vorrei per me, di quelle che sono tutte le mie sfaccettature. Di conseguenza, le ragazze che dovrebbero vestire Angelia Ami sono versatili, determinate, viaggiatrici, nomadi, decise nella vita e nel lavoro, sono ragazze indipendenti con le idee chiare e devote sia al loro lavoro sia al loro tempo libero. Non sono ragazze che seguono la moda come delle capre, ma ragazze con un gusto deciso e personale. Non credo sia possibile ignorare completamente le tendenze, una contaminazione ci sarà sempre ed è giusto, ma Angelia Ami vuole produrre capi timeless, che possano durare nel guardaroba per stagioni e stagioni, dando carattere a chi li indossa e aiutando le ragazze a esprimere la loro personalità.

Immagino non sia stata una passeggiata, decidere di fondare una linea di moda e realizzarla non sono cose che avvengono in uno schiocco di dita. Avrai avuto e avrai tutt’ora una bella squadra che ti aiuta e ti sostiene. Chi ci ha creduto e ci crede tuttora insieme a te?

Quando ho iniziato ero davvero giovane e a tratti incosciente. Non avevo presente quali fossero le risorse di cui necessitavo e inizialmente mi sono circondata di strutture esterne che, oltre che supportarmi, potessero anche insegnarmi molte cose. In questo modo ho imparato cosa fare, cosa non fare, cosa volevo e soprattutto cosa non volevo. Apro una parentesi a favore della mia famiglia, che ha sempre creduto in me e mi ha sempre sostenuta, anche economicamente. È un lavoro che occupa tutte le mie giornate, come dicono le mie amiche “vado a letto con il mio lavoro”, ed è vero. Da qui nasce la necessità di trovare qualcuno che sia disposto a dare disponibilità estrema. In periodi tosti non esistono weekend o momenti di pausa. Per questo motivo, un anno e mezzo fa ho iniziato a lavorare con un team che potesse sostenermi tutti i giorni, tutto il giorno.

Il momento immediatamente precedente al lancio del brand e quello immediatamente successivo, cosa ricordi?

Possiamo dire che il lancio ufficiale del brand sia avvenuto in due momenti: il primo è avvenuto in una sfilata, che non era né una sfilata scolastica, né una vera e propria sfilata di Angelia Ami, più un momento di transizione. Era la Fashion Week di febbraio del 2016, organizzata da una ONG che lanciava talenti emergenti. Io ho organizzato una campagna di crowdfunding per finanziare sia la mia partecipazione all’evento, sia la produzione della collezione. Una volta fatta questa sfilata, le alternative erano due: la prima era quella di fare delle belle foto da aggiungere al mio portfolio e andare a cercare lavoro da qualcun altro. La seconda, invece, era di cogliere l’occasione e rendere questa prima sfilata l’inizio di Angelia Ami, e alla fine cosi è stato.

Detto questo, io sono una tipa abbastanza, come dire, precisa ed esigente, e quello che considero veramente il primo passo di Angelia Ami è stata la collezione spring/summer 2017, al seguito della quale scattammo il lookbook in Paolo Sarpi, a Milano, perché la collezione raccontava della Cina, del paradosso made in Italy/made in China, utilizzando tutta una serie di broccati cinesi, in seta ecc. Quindi abbiamo scattato in Paolo Sarpi, lavorando su una fotografia simile a quella di Martin Parr, le cui opere sono sempre molto oggettive, molto crude, molto ironiche, erano state un pò il punto di partenza della collezione.

Angelia Ami vede la luce nel 2016, sono passati ben quattro anni da allora e la moda, sospinta dalla continua evoluzione dei social, cambia di secondo in secondo. Ti senti influenzata da questo continuo vento o Angelia è piantata in un suo personale mondo, con una sua precisa identity non scalfibile dal contorno?

In realtà, io sono per entrambe le cose, nel senso che sicuramente Angelia Ami ha una sua identità, o almeno io penso che sia così. Sicuramente Angelia Ami ha una sua identità che parte da quello che sono io, da quello che mi piace, da quello che voglio, da quello che vedo, insomma dalla mia visione. Allo stesso tempo, questo continuo vento è anche molto utile. Dopo quattro anni, mi ritrovo a essere sempre più vicina a quello che penso sia veramente Angelia Ami, sia per quello che mi piace e quello che penso, sia per il mio modo di esprimermi, e questo vento mi ha sicuramente aiutata. Considera anche che io viaggio sempre molto, quando non sono a Milano é perché viaggio, ed è la cosa che mi piace fare più di tutte. Nel viaggiare, lascio che la mia testa sia libera, e quello che poi vado a creare, a disegnare, quello su cui vado a lavorare con le persone con cui collaboro, è semplicemente quello che ricavo naturalmente da questi viaggi. Ti parlo di viaggi perché mi sposto fisicamente, ma vale lo stesso discorso per quanto riguarda i social. Quello che faccio con Angelia Ami è frutto di quello che sono io, di quello che vedo fuori, ed è frutto anche di quello che mi succede attorno. Per cui, è tanto vero che Angelia Ami ha una sua identità, quanto è vero che Angelia Ami si evolve continuamente, e questa sua evoluzione non è dissociata da quello che succede intorno a me, intorno a noi e anche da un’evoluzione personale.

Nel giugno 2018 sei stata selezionata come finalista di Who is on next. Congratulazioni! Cosa credi abbia convinto la giuria?

Quando ho partecipato a Who is on next eravamo cinque finalisti. Penso che la giuria abbia fatto una scelta abbastanza “ampia”. Eravamo tutti molto diversi, c’erano sicuramente dei prodotti, delle collezioni molto più mature e strutturate, proprio a livello di prodotto, rispetto alla mia, ma penso che quello che ha convinto i giudici sia stato il fatto che fosse un progetto fresco, un progetto originale perché molto personale. Tant’è che, dopo Who is on next, quello che ho capito che doveva diventare il fulcro della mia attenzione era il prodotto a livello di utilizzo, ma anche a livello di dettaglio. Io sono molto“picky”, sono molto esigente con me stessa, per cui nel momento in cui riguardo il mio capo voglio che sia perfetto, e questa perfezione implica una perfetta costruzione, progettazione, il perfetto tessuto, la cura del dettaglio e soprattutto il perfetto livello di riconoscibilità.

Quindi, insomma, penso che sicuramente il mio progetto fosse fresco, originale, fosse giovane, che comunicasse qualcosa. La collezione con cui ho partecipato a Who is on next era la spring/summer 2019, che veniva fuori da un viaggio fatto con il mio cane. Abbiamo fatto il viaggio da Milano a Roma a piedi, percorrendo la via Francigena, quindi sicuramente era una storia divertente e interessante…!

Tanti ragazzi si approcciano al mondo della moda sperando di riuscire a imporsi e a farsi sentire. Quali sono state le difficoltà maggiori per te? Eri e sei giovanissima.

Sicuramente è un pò la volontà di tutti quella di imporsi e di farsi sentire, però, se io in questo momento potessi tornare indietro e dare un consiglio alla me di quattro anni fa, sarebbe: Angelia, fermati un attimo e fai esperienza da altri. Io non rinnego nulla di quello che è stato il mio percorso, però mi rendo conto che una delle maggiori difficoltà è quella di capire veramente che cosa si vuole dire. Va bene sapere che si vuole dire qualcosa, ma che cosa? È qualcosa che sta dentro di te. La creatività, secondo me, è un pò un punto di incontro tra quello che hai dentro e quello che sei, è qualcosa di estremamente connesso al rapporto che hai con te stesso e, per aver anche un tipo di approccio sano a questo lavoro, credo sia importante costruirsi una rete di salvataggio: da un lato, lavorare su quello che è il tuo IO creativo, su quello che vuoi dire, dove vuoi arrivare. Allo stesso tempo, però, riuscire a costruire una rete di persone che ti possano aiutare a esprimere quello che vuoi, che possono essere persone a cui vuoi bene, persone con cui sei cresciuta, ma soprattutto persone dell’ambiente: stylist, fotografi, contatti con i magazine, è tutto molto importante. Anzi, devo dirti che io, in questo momento, dopo tre anni e mezzo, ho preso la decisione di mettere in pausa Angelia Ami da quello che era il suo organico attivo h24, sette giorni su sette. O meglio, di mandarlo avanti comunque, ma nel frattempo, dedicarmi anche a un’esperienza altrove, perché mi rendo conto che, per quanto sia vero che abbiamo visto dei successi, per quanto tante cose che abbiamo fatto siano andate bene, io sento davvero la necessità to improve myself, sotto tutta una serie di punti di  vista. Penso proprio di aver voglia, di aver bisogno di vedere il mondo che c’è fuori. Avere un brand è molto bello ma, allo stesso tempo, è anche un limite a livello di esplorare, conoscere, provare, perché tutto quello che fai se funziona è bene, ma se non funziona sono errori che ti porti sulle spalle e, ovviamente, hanno un peso diverso rispetto a un errore che puoi fare lavorando per qualcun altro.

Quali sono, secondo te, le skills indispensabili per fare il tuo lavoro?

Trattandosi di un dipartimento creativo e artistico, è sempre tutto soggettivo. Oggettivamente parlando, le skills indispensabili sono sicuramente la determinazione, avere le idee chiare e sapere quello che si vuole, non avere paura di tutto quello che può succedere nel percorso, perché sicuramente ci saranno un sacco di ostacoli, e non aver neanche paura di osare. Penso che sia indispensabile avere un buon balance tra il riuscire a spingersi oltre e l’avere sempre un occhio fisso su quello che si fa. E’ giusto spingersi oltre ma, allo stesso tempo, è giusto avere sempre un occhio dall’alto su se stessi, su quello che si fa. Credo in me stessa ma, qualsiasi cosa faccia, devo essere convinta non una, non due, ma dieci volte di quello che faccio. Lo stai facendo tu, lo stai facendo per te stesso, per un progetto che è tuo, e se non ci credi tu, non ci crederà mai nessuno. Devi crederci, devi crederci tantissimo, e devi avere tutti gli strumenti necessari per poterci credere e per poterti spingere ma, allo stesso tempo, è importante guardarsi dall’alto, guardarsi dentro ed essere anche critici su quello che si fa.

Tu credi in quello che molti dicono e non dicono? Che riuscire in questo settore sia più facile per qualcuno e “meno facile’’ per altri, per questione di collocazione geografica, agiatezza, accademia di formazione, ecc.?

Sicuramente esistono i casi speciali, facciamo un esempio a caso: una persona che per tanti motivi ha già molta visibilità, é più avvantaggiata rispetto al signor nessuno perché si trova ad avere un certo tipo di pubblico, persone che possono credere in lui/lei in un certo modo, una certa disponibilità economica. Che poi, nel 2020, quanti casi del genere ci sono? Quanti influencer, quante persone di spicco? Quante modelle, quante cantanti, quanti lanciano proprie linee, proprie collezioni, è una cosa che veramente ormai succede tutti i giorni, in qualsiasi parte del mondo. Però non credo che questo lo renda più facile. Più immediato forse.

Io ho sempre fatto parte di quella categoria di persone che pensano “Sono giovane, voglio farlo adesso perché sono giovane! Voglio farlo subito!”, senza tenere presente che invece l’esperienza è una cosa fondamentale, fare un certo tipo di percorso è una cosa fondamentale. Allo stesso tempo credo anche che volere sia potere. Per cui, mettendo insieme il fatto che “volere è potere” al fatto che bisogna acquisire una certa sicurezza di quelle che sono le proprie possibilità, penso che si possa arrivare ovunque. Questo non significa che si può arrivare ovunque domani, vuol dire che ci si fa il c**o! Perché é ovvio che se tu conosci quelli che fanno la selezione da LVMH, domani sei dentro, mentre io che non li conosco ci metto cinque anni in più. Però saranno cinque anni in più per arrivare da LVMH con un prodotto molto più maturo, con una comunicazione molto più matura, credendo molto di più in me stessa. Volere è potere, ma le cose non cadono dal cielo, ecco, mettiamola così!

È inevitabile per un designer creare tenendo ben presente la domanda del mercato. Fino a che punto le tue creazioni ne sono influenzate?

Nel momento in cui si va a creare una collezione si deve avere ben presente quello che è il merchandising. Sicuramente ci sono dei pezzi più commerciali, sicuramente ci sono dei pezzi più creativi, questo vuol dire che c’è una base di pezzi vendibili che vengono richiesti e per cui vengono fatti degli studi: cosa è piaciuto in passato, quali sono i pezzi che possono diventare dei continuativi, ecc. Poi ci sono dei pezzi molto più iconici, che sono destinati a tutta la parte prêt-à-porter, alle richieste stampa, al vestire i personaggi ecc., che esprimono con fuoco e fiamme quello che è il concept dietro alla collezione.

Tanti non fanno mai il primo passo, non alzano mai la voce per farsi sentire per paura di essere inadatti, non abbastanza in gamba, mai pronti, semplicemente di fallire. Ma il fallimento, i fallimenti secondo te cosa sono?

Io sono una persona estremamente critica ed estremamente mean, cattiva con me stessa, nel senso che non li accetto i fallimenti. Però, d’altra parte, mi rendo conto che i fallimenti fanno parte del percorso, degli errori da cui impariamo. Nel momento in cui impariamo ad essere più gentili, più calmi con noi stessi, riusciamo anche a capire che non esiste un percorso di sole vittorie. Se fai un percorso di sole vittorie, quand’è che ti fai delle domande in più? Quand’è che metti in dubbio quello che fai, quello che sei? Quand’è che ti migliori? Per cui, in realtà, i fallimenti (e, veramente, te lo dice una che a volte si vuole bene e a volte si odia) non sono altro che un modo per imparare. Angelia Ami non è un progetto fallimentare, Angelia Ami ha riscosso un sacco di successo, e un sacco di gente, quando io ho detto “Ragazzi, ho bisogno di fermarmi un attimo, di rallentarmi un attimo, perché ho bisogno di essere migliore, ho bisogno di imparare”, mi ha risposto “Ma no, non fare cosi, questo non è un fallimento”. Ma, proprio perché non è un fallimento, io ho bisogno di fare questa cosa. Perché per me, fermarmi e cercare di imparare da qualcun altro e migliorarmi, è proprio il contrario, si tratta di alzare ancora il livello, imparare qualcosa di nuovo e riprendere in mano Angelia Ami tra due, tre, cinque anni in modo completo, continuativo, con altri strumenti e nuove skills.

Noi ci stiamo ancora provando, cosa ci consiglieresti?

Di volervi bene, di credere in voi stessi ma essere anche critici, di pensarci sempre due volte, ma di buttarvi!

Ti ringrazio Angelia, conoscerti è stato veramente un grande piacere!

Ma figurati, spero di esserti stata utile. A super presto!

Chiudo quest’intervista e mi sento ricaricata. Ascoltare Angelia e la sua storia, sentire sulla pelle l’entusiasmo, la forza e l’impegno che mette nel suo percorso, è stata un’iniezione di adrenalina e motivazione. E’ vero quello che ci dicono in Accademia. Dobbiamo lavorare, su chi siamo, su chi vogliamo essere, avere qualcosa da dire al mondo e gridarlo, senza imporlo o sbattere i piedi per terra se non viene capito, ma provandoci e riprovandoci, finché non riusciremo a fare qualcosa che non sia fine a se stesso ma che dia un contributo positivo al mondo in cui viviamo, a far sentire qualcun altro come Angelia ha fatto sentire me oggi: POWERFUL.

di CAROLA PANICO

To all the girls with their heads in the clouds

Chiara Guagliumi

Marzo è iniziato, in tanti hanno dato il via alle fughe al mare per un caffè, solo per il gusto di sentire l’odore dell’estate ancora lontana, così, come se nulla fosse. Le giornate si sono allungate, il cielo è terso ma l’aria per lo più ancora fredda, sembra che la primavera tentenni a mostrarsi in questo clima di incertezza in cui ci troviamo. Oggi, 8 marzo, Festa delle Donne, in quello che guardando fuori dalla finestra sembrerebbe un giorno qualsiasi, è stato firmato un nuovo Decreto Coronavirus dal Governo: “Lombardia e 14 province chiuse”. Anche la nostra Accademia è chiusa, d’accordo con le direttive governamentali, a fine precauzionale, ma io ho questa intervista da fare, un’intervista ad una donna che vive proprio in Lombardia, a Bergamo per la precisione. Mi sono documentata su di lei, ho fatto tutte le ricerche possibili ma mi è bastato uno sguardo al suo profilo IG per empatizzare con il suo essere donna, come me, come noi, come voi e per sentirmi un pò meno “chiusa”, in questo clima di emergenza e panico generale, in questa strana Festa delle Donne. Siamo Donne, Siamo Uomini, siamo umani e siamo INSIEME. STAY POSITIVE.

Conosco Chiara virtualmente, via whatsapp prima e via email poi. “Overthinker since’94” dice di sé sul suo profilo IG. Classe 1994, Chiara è attualmente Social Media Manager per il noto magazine iO Donna, è minuta ma ha due occhioni castani che nasconde spesso dietro un paio di occhiali da sole neri di Céline, insieme a un velo di lentiggini e una sfilza di orecchini che le incorniciano entrambe le orecchie.


Ciao Chiara! Mi sarebbe piaciuto conoscerti di persona, ma la situazione non lo permette. Allora: sei giovanissima! Raccontaci un pò di te!

Ciao Noemi, anche per me sarebbe stato un piacere conoscerti di persona, ma il momento purtroppo è quello che è.
Sono Chiara, ho 26 anni e sono bergamasca. Adoro leggere, principalmente romanzi e poesia, viaggiare e passare più tempo possibile con la mia barboncina, che si chiama Carlotta ed è la mia ombra. Dopo il liceo mi sono trasferita a Milano per studiare Fashion Styling e, dopo aver vinto una borsa di studio, a Firenze, per un Master in Fashion Promotion, Communication and New Media. Entrambe le esperienze sono state molto formative, ma l’anno a Firenze in particolare mi ha aiutata a crescere tantissimo e a respirare un’aria completamente nuova. Le ispirazioni erano ovunque e le mie compagne di corso tutte straniere, cosa che mi ha permesso di venire a contatto con culture molto diverse dalla mia e di avere amiche in ogni parte del mondo, tra cui anche la Cina e la Repubblica Dominicana. 

Attualmente sei Social Media Manager per il magazine iO Donna. In cosa consiste esattamente il tuo lavoro e come ci sei arrivata?

I social media, in particolar modo Instagram, sono diventati assolutamente fondamentali nella comunicazione contemporanea. Quello che facciamo sul profilo di iO Donna è cercare di passare dei messaggi femminili e positivi molto forti, in cui crediamo molto. E anche una buona dose di ironia non guasta mai. Quello che faccio io nello specifico è cercare, decidere e creare i contenuti. Partendo quindi dalle news calde del mattino per arrivare a quelle fredde (ovvero contenuti non legati all’attualità), che programmiamo di settimana in settimana. Il nostro account si occupa infatti anche di moda, viaggi, beauty e cinema. Siamo un team molto piccolo ma lavoriamo sodo e crediamo fortemente nel progetto, che è uno dei requisiti fondamentali per riuscire a portare a casa un lavoro soddisfacente. 
Sono arrivata da iO Donna un anno e mezzo fa e per un po’ di mesi ho fatto l’assistente stylist, per capire poi che non era quello che avrei voluto fare per tutta la vita. Nello stesso momento si è liberato un posto appunto nella zona web e mi sono quindi spostata. Diciamo che ero nel posto giusto al momento giusto. 

Te lo diranno in tanti, che figata! Oppure no..?

Sì, capita spesso. Capita anche spesso però che le persone lo vedano come un lavoro superficiale e poco faticoso, quando è tutt’altro. 

Quali sono le skills che ogni ragazzo/a che ambisce a fare il tuo lavoro dovrebbe avere? 

Penso che le skills più importanti siano in assoluto la creatività, l’umiltà e la disponibilità. Le ora di lavoro sono tante, non ci sono orari d’ufficio e bisogna essere connessi 24 ore su 24. 

Qual è il tuo concetto di “moda”?

Io ho sempre vissuto la moda come un concetto molto personale. È sempre stato un mezzo con cui sentirmi sicura e attraverso cui esprimere la mia personalità. La moda dovrebbe sempre essere qualcosa che ti fa sentire bene, non qualcosa che ti spinge a sentirti inadatto. 

Tu hai a che fare di continuo con i social media e la “vita patinata”. Stiamo tutti un pò perdendo di vista chi siamo davvero e cosa conta nella vita tra un like e l’altro?

Sicuramente l’entrata dei social media nelle nostre vite è stata abbastanza traumatica. Con la quantità di immagini che vediamo ogni giorno, ci sentiamo quasi sempre in difetto e ci mettiamo a paragone con gli altri. Penso anche però che nell’ultimo anno i social media, Instagram in particolar modo, siano cambiati parecchio. Le persone postano momenti e fotografie più reali e non sono più spaventate all’idea di mostrare i propri difetti. 

Sei una donna, giovanissima, indipendente. Cosa comporta questo? Per gli altri siamo “troppo sensibili, troppo emotive, il sesso debole, un passo indietro all’uomo, scomode sul lavoro dai 25 anni in su, forse anche prima, perché sicuramente intenzionate a metter su famiglia e figli”. Per noi stesse “mai abbastanza, troppe imperfezioni da correggere, tante aspettative da soddisfare”. Ma, insomma, come si fa?

Questa è una domanda molto complicata. Da una parte mi sento molto fortunata, ho un fidanzato e tante persone che mi sostengono e che mi spingono sempre a dare il massimo. Non ti nascondo però che, a volte, questa vita diventa frustrante. Ci sono dei momenti in cui vorrei tanto fare qualcosa di diverso dal lavoro, ma o non ho tempo o sono troppo stanca. Qualche volta mi manca semplicemente la motivazione. Diciamo che è un equilibrio abbastanza precario. 
L’età in cui le donne hanno dei figli si è molto alzata rispetto al passato, non perché non li desideriamo più, ma perché la poca sicurezza del lavoro e il lato economico non ce lo permettono. A me personalmente è capitato addirittura che in un colloquio, ovviamente non in quello del posto in cui lavoro ora, mi chiedessero della mia vita privata e sentimentale e ti posso assicurare che è parecchio umiliante. 
Non so quindi darti una risposta definitiva o soddisfacente, ma credo che il tutto risieda, almeno per quanto riguarda noi stesse, nel trovare un equilibrio tra il dare sempre il massimo e il non essere troppo severe. Concedersi degli sbagli e rialzarsi più forti di prima. 

Domanda inevitabile Chiara: mentre parliamo, in Italia e nel mondo dilagano il panico e l’emergenza sanitaria. Tu sei di Bergamo, ti trovi quindi in Lombardia, una delle zone chiuse oggi dal decreto del governo. Sulla scia di quello che dicevamo, anche e soprattutto in queste situazioni di emergenza, dovremmo essere gli uni di supporto agli altri, a prescindere da chi e dove siamo. Eppure spesso, sui social media, tendiamo ad attaccarci a vicenda, perdendo forse di vista l’importanza di restare uniti, come umani, come umanità. Credi che i social potrebbero essere usati in maniera più consapevole, per aiutarci e supportarci l’un l’altro, per diffondere calma e razionalità, anziché risentimento e panico?

Assolutamente sì, sono fortemente convinta che ci sia un utilizzo dei social molto più sensibile e intelligente di quello che se ne fa in questo momento, la vera difficoltà è arrivarci. Sui social purtroppo ognuno si sente in diritto di esprimere la propria opinione, senza mai fermarsi a pensare che la persona che c’è dall’altra parte ha dei sentimenti reali, che potrebbero essere feriti da determinati modi di esprimersi. Sarebbe bello che tutti potessimo relazionarci agli altri in un modo più educato e gentile e sarebbe sicuramente un arricchimento. Ma per ora è un’utopia. 
Per quanto riguarda il momento delicatissimo in cui si trova il nostro Paese, noi, con l’account di iO Donna cerchiamo di aiutare i nostri followers e di restare uniti come possiamo. Chiediamo a chi ci segue di mandarci delle idee creative su come passare il tempo in casa, delle liste di film, libri o podcast. Teniamo sempre aggiornati i dati sul Coronavirus e condividiamo leggi e normative dagli account ufficiali. Abbiamo inoltre fatto una raccolta di tutte le donazioni per i vari ospedali italiani, in modo che i nostri followers possano scegliere velocemente a quale aderire, sempre se ovviamente sono interessati a farlo. 
Ragazzi è fondamentale restare nelle proprie abitazioni, è l’unica cosa che può diminuire la velocità e il numero di contagi del virus. Gli ospedali qui da noi sono al collasso e i medici, gli infermieri e il personale sanitario lavorano giorno e notte. Parola di figlia di medico preoccupatissima. 

E’ arrivato il momento di salutarci, ma speriamo di poterti conoscere di persona molto presto, nella tua bellissima Lombardia o nella nostra meravigliosa Puglia! Chiudiamo così: cosa consiglieresti alla te stessa di qualche vita fa e alle ragazze che cercano ancora il loro posto nel mondo?

Alla me di qualche anno consiglierei di credere di più in se stessa e di dare meno peso alle opinioni altrui (anche se mi viene ancora difficile metterlo in pratica). Alle ragazze che ancora cercano il loro posto nel mondo mi sento di dire che va bene così. Cambiate un milione di strade, perdetevi, datevi la possibilità di sbagliare e di sentirvi confuse. Un giorno arriverà la strada perfetta per voi. E se non arriverà ve la creerete da sole. Occhi aperti e tanta tanta curiosità. 

Un abbraccio (a 1 metro di distanza)
Chiara 

Poco dopo la nostra intervista, la situazione sanitaria ha raggiunto livelli di maggior emergenza. Chiara vive a Bergamo, una delle città maggiormente colpite in Italia. Il suo papà è uno di quei tanti medici che, insieme a tantissimo altro personale negli ospedali, in questi giorni lavorano senza sosta per cercare di salvare tutti noi.

A nome dell’Istituto, di tutti noi studenti e sicuramente dell’Italia intera, ci teniamo a ringraziare il papà di Chiara e tutti i medici, gli infermieri, i biologi, tutto il personale medico e non, che in questo momento difficile, svolgono un lavoro indispensabile per tutti, seppur nella paura e le difficoltà che ciò comporta, per loro stessi in primis ma anche per le loro famiglie.
Siamo tutti con voi.

#COURAGEABOVEFEAR

#IORESTOACASA

di NOEMI DI PIERRO