Questa intervista ci è stata assegnata mentre il mondo come lo conoscevamo sembrava traballare, in un clima di insicurezza sul futuro, porte chiuse e abbracci proibiti, che poco lasciava all’entusiasmo per i progetti futuri, momentaneamente a data da destinarsi. Certe volte la vita prende pieghe inaspettate e forse, una delle cose più importanti che abbiamo imparato dopo questo schiaffo, è l’importanza della resilienza, la capacità di non farsi spezzare dagli avvenimenti, di restare concentrati e ottimisti, reinventarsi e proseguire. Non è stata una coincidenza, col senno di poi, questa intervista e tutto quello che leggerete a breve. Vi presentiamo Flavio e Frank così come, per il momento, li abbiamo potuti conoscere noi, attraverso lo schermo di un pc. La nostra ricerca su di loro prima di contattarli è partita dalla sezione “About” del loro sito web, dove si legge: “Ci sono tanti modi per raccontare il mondo che viviamo. […]Ogni singolo scatto, che sia il ritratto di un personaggio o una foto per la pubblicità, è un racconto. Da leggere, da interpretare, da vivere e da interiorizzare. Un racconto dove i colori, l’espressività dei volti, le luci e le sfumature, pur sostituendosi alle parole, hanno la medesima potenza comunicativa […]”.

Ciao Flavio, ciao Frank, grazie per il vostro tempo. Diamo il via alle presentazioni: due fratelli con la medesima passione, è questione di DNA? Raccontateci la vostra storia.

Certamente è una questione di genetica. Nostro padre svolgeva questo stesso lavoro con dedizione e passione, ed entrambi siamo cresciuti respirando fotografia fin da bambini. Per questo motivo, si potrebbe quasi dire che in principio, da ragazzini, vivevamo la fotografia come un’imposizione e ci approcciavamo al mestiere con sentimenti contrastanti, un amore-odio che crescendo ha lasciato il posto alla pura passione. Nel 2004 abbiamo deciso di lasciare la Puglia per dedicarci agli studi. Ci siamo trasferiti dapprima a Roma, dove abbiamo frequentato lo IED (Istituto Europeo di Design), e poi a Milano, per continuare il nostro percorso di formazione presso l’Accademia John Kaverdash. Piano piano sono arrivate le prime commissioni, i primi lavori, e abbiamo deciso di tornare e fondare qui in Salento il nostro primo studio.


La vostra è una vita fatta di viaggi. Si sa, ogni luogo è depositario di civiltà e abitudini diverse. Il progetto che racconta l’origine del caffè e che vi ha fatto volare fino in Uganda sembra esservi particolarmente caro. Si tratta sicuramente di una realtà difficile, avrete conosciuto storie che vi hanno segnato. C’è un’immagine di quel luogo, di quelle persone, che vi è rimasta impressa e che, magari, avete anche immortalato?

“The Coffee Hunter” è il nome del progetto che ci ha portato in Uganda. Il tutto ha preso vita dall’idea di Francesco Sanapo, salentino trapiantato a Firenze da ormai più di vent’anni, con una grandissima esperienza per le più importanti aziende del settore e una lunga lista di riconoscimenti internazionali legati proprio al mondo del caffè, di cui lui è grande esperto e cultore. Francesco ci ha proposto di seguirlo in Uganda ed è stato così che ci siamo ritrovati catapultati in un luogo incredibile, con lo scopo di realizzare un libro fotografico che raccontasse questo viaggio alla scoperta delle origini del caffè. Siamo partiti senza sapere realmente in cosa ci saremmo imbattuti e, dunque, senza neanche avere ben chiaro in mente cosa avremmo fatto. Ciò di cui eravamo certi era l’intenzione di ritrarre le persone che avremmo avuto occasione di incontrare lungo il percorso, rispettando e mantenendo la nostra cifra stilistica, la stessa con la quale lavoriamo nel nostro studio. Il frutto di questo meraviglioso progetto è tutt’oggi in esposizione in una mostra, intitolata “The Coffee Hunter – Photo Exhibition”, presso il Flagship store di Faema a Milano, in Via Forcella 7, e sarà disponibile a breve con la pubblicazione del nostro primo libro fotografico. Questo progetto e l’esperienza che ne è derivata ci hanno lasciato un bagaglio di emozioni a cui saremo sempre legati. Sono tante le persone che abbiamo avuto la fortuna di incontrare lungo la strada, le cui storie ci hanno profondamente segnato. In particolare, portiamo nel cuore la storia di un ragazzo che abbiamo conosciuto visitando una palestra a Katanga, baraccopoli di Kampala, capitale dell’Uganda. A Katanga la vita non è facile, è un agglomerato di baracche vere e proprie, dove si stima che vivano più di cinquantamila persone. In un contesto come quello è importante che ragazzi e ragazze abbiano un posto in cui rifugiarsi, che li tolga dalla strada e doni loro delle possibilità: la Rhino Boxing Club è una palestra di pugilato, che offre un’attività educativa fondamentale, in grado di regalare a chi cresce nella baraccopoli un respiro sul futuro, la possibilità di allenarsi per riuscire a competere nelle gare ufficiali, fuori dallo slum di Kampala. E’ stato quello che è successo al giovane atleta che abbiamo ritratto. Un ragazzo che ha impiegato un anno intero per potersi permettere di acquistare due guantoni, e che nonostante le difficoltà, con grandissima caparbietà e passione, è riuscito a diventare un atleta ufficiale della nazionale ugandese.


Dal Salento avete proseguito i vostri studi a Roma e poi a Milano, riscuotendo successo e riuscendo a ottenere collaborazioni con una serie di grandi brand e artisti della scena musicale. Come siete riusciti ad affermarvi nonostante la tanta concorrenza presente nel mondo della fotografia?

Più ché di “successi” sarebbe corretto parlare di “obiettivi raggiunti”, e questo è un tema che ci sta particolarmente a cuore. Soprattutto al principio, abbiamo dovuto insistere tanto senza mai demordere, senza scoraggiarci davanti alle porte chiuse che incontravamo. Sapevamo che il nostro lavoro valeva e che, con impegno e dedizione, saremmo riusciti a prendere il nostro posto in un settore le cui componenti erano tanta concorrenza e altrettanta qualità. A quei tempi il Salento stava facendosi spazio pian piano nella sfera musicale, parliamo del 2005/2006 circa. Cogliemmo al volo l’occasione, capimmo che era il momento giusto per prendere parte a questa primavera musicale nel nostro territorio. Iniziammo a farci avanti, a contattare band e/o artisti salentini, proponendoci loro per la realizzazione ritrattistica e puntando così a far circolare i nostri lavori il più possibile. Si rivelò una strategia vincente. A poco a poco iniziarono ad arrivare le prime commissioni, tante band importanti ci diedero fiducia, si vennero a creare collaborazioni che proseguono tutt’oggi e nel tempo ci hanno aperto tantissime porte. Attualmente, il settore musicale ricopre quasi la metà del nostro lavoro e, da appassionati di fotografia e musica quali siamo, non potremmo essere più felici di proseguire su questa strada. Per quanto riguarda il tema “concorrenza”, come dicevamo prima, all’inizio sono stati indispensabili impegno, tenacia e sacrificio. Siamo in un momento storico in cui la fotografia viene spesso vista come un gioco piuttosto che come arte, come un lavoro che richiede tempo, dedizione, passione e, lo ripetiamo, sacrificio. Ci vogliono serietà e professionalità. Dietro lo scatto di un professionista si nascondono una lunga pianificazione, tantissimo studio e infinita passione.


Il vostro punto forte è la fotografia ritrattista. Cosa significa per voi ritrarre un soggetto?

L’esperienza ci ha portati a capire che ritrarre qualcuno, che si tratti di una celebrity o di una persona comune, richiede uno studio profondo, non solo dell’estetica del soggetto in questione, ma anche della sua personalità. E’ necessaria una lunga preparazione, uno studio approfondito del soggetto, al fine di stabilire un contatto, un’empatia, che ci permetta di esaltarne le sfaccettature con la fotografia, utilizzando le giuste luci e le cromie appropriate. Tutto forma il racconto, tutto è imprescindibile se si punta a dar vita a un’immagine che si, sia bella, ma allo stesso tempo sia in grado di trasmettere, comunicare. Non per niente il primo vero grande genere fotografico è stato il ritratto, madre di tutti i generi fotografici.


La fotografia, dunque, ha il fine di comunicare, emozionare, come un’opera d’arte. Essere un fotografo non consiste solo nello scattare una foto. Quali sono le vostre ispirazioni?

All’inizio di quello che si è poi rivelato un percorso meraviglioso, più di quindici anni fa, io e mio fratello abbiamo avuto la fortuna di lavorare al fianco di due professionisti di fama mondiale, che per lunghissimo tempo sono stati per noi grande fonte di ispirazione: Rankin, fotografo britannico, famoso, tra le altre cose, per i suoi ritratti pop, che, sia nell’ambito della ritrattistica, sia in quello della moda e dell’advertising, ha regalato al mondo della fotografia esperienze indescrivibili, e Eugenio Recuenco, originario di Madrid, Spagna, fotografo anche lui di altrettanta fama e livello. Affiancando questi due grandi della fotografia abbiamo avuto l’opportunità di toccare con mano cosa significa lavorare su un set di tale portata, le pressioni che si hanno addosso e l’impegno che ci vuole per realizzare un lavoro del genere. Poi, col tempo, la nostra ispirazione si è allargata. Inutile dire che i punti cardine restano sempre i grandi nomi della fotografia del ‘900, solo per citarne alcuni: Richard Avedon, Diane Arbus, Irving Penn, David Bailey, Annie Leibovitz, ecc. Detto ciò, dobbiamo ammettere che, negli ultimi tempi, Instagram regala non poche soddisfazioni. Con una buona ricerca, mirata e di qualità, Instagram offre una finestra sul mondo della fotografia contemporanea, permettendo all’utente di conoscere dei veri professionisti del settore, dal linguaggio moderno e dallo stile molto attuale. Questo, l’essere attuali, crediamo fermamente sia la chiave di tutto, il non restare attaccati a quello che è stato, ma permettersi di evolvere sempre, continuamente, al passo con il presente. A questo proposito, mi viene in mente quello che diceva Tiziano Terzani, personaggio per cui nutriamo una profonda stima, fonte di grande ispirazione per noi: “Per un vero fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate e i filtri giusti. Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi. Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea. Bisogna capire cosa c’è dietro i fatti per poterli rappresentare. La fotografia – clic! – quella la sanno fare tutti”.


Il vostro lavoro non finisce una volta scattata la foto, per rendere il prodotto finito a volte si necessita di qualche ritocco. Quanto influisce la post-produzione in un vostro scatto?

Il legame tra la fotografia, l’attualità e le tendenze del momento è molto stretto, soprattutto per chi, come noi, lavora nell’ambito commerciale, che sia legato alla musica, all’editoria, ai cataloghi per un brand di moda, alle campagne. Bisogna sempre adattare al momento la propria visione. La post-produzione ha attraversato delle mode, da quando è nata fino a oggi. C’è stato un determinato periodo storico in cui ricopriva un ruolo fondamentale, si usava davvero moltissimo, quasi non si poteva non farlo. Da qualche anno, invece, c’è una netta inversione di marcia, che noi sposiamo appieno. Anche nei nostri scatti, al principio, la post-produzione era sempre presente. Oggi la utilizziamo molto meno, il più lo fa lo scatto in sé, insieme alle luci, la posa, ecc. L’esperienza ci ha portato a utilizzare i colori in maniera più ricercata, a stare attenti a qualsiasi dettaglio, in modo tale che la fase di post-produzione si riduca a un semplice lavoro sulle cromie, sui contrasti e a un leggerissimo ritocco della pelle. La direzione è quella del natural, non per niente, a tale proposito, abbiamo ripreso in mano le pellicole. “Less is more”, e non si sbaglia.


Scattando per vari artisti, vi è mai successo che le richieste di questi influenzassero pesantemente il vostro stile?

Gli artisti, come è normale che sia, hanno la propria visione, e a volte si, ci è capitato di giungere a dei compromessi rispettando quello che era il loro desiderio, ma al tempo stesso restando fedeli alla nostra cifra stilistica, realizzando sempre scatti che portassero in maniera riconoscibile la nostra firma. Ad ogni modo, negli anni, con tanto lavoro ed esperienza, ci siamo guadagnati la fiducia delle persone e/o personaggi con cui lavoriamo, il nostro stile è oggi riconosciuto e apprezzato.


Noi siamo ragazzi, studenti, artisti e, come tali, inseguiamo il sogno di affermarci nell’ambito della moda. Così come voi, vorremmo riuscire a fare un percorso importante ed essere in grado di superare le varie difficoltà che si presenteranno davanti a noi. Cosa vi sentite di consigliare a noi ragazzi per affrontare al meglio il resto del nostro iter?

Partendo dal presupposto che attualmente viviamo in un momento di caos generale, tutti i mestieri creativi sono super inflazionati: dal fotografo, allo stylist, al designer, ai grafici, make-up artist, parrucchieri, insomma, tutto quello che ruota intorno alla fotografia, al cinema, ai video in generale e all’arte. Non credo ci siano dei consigli che possano valere per ogni cosa. Rifacendomi alla nostra personale esperienza nel settore, quello che posso suggerirvi è di avere ben chiaro in mente l’obiettivo che volete raggiungere. Qualsiasi sia il vostro scopo, prefissatevi un obbiettivo, tenetelo chiaro e limpido in mente e fate tutto ciò che serve per raggiungerlo. I lavori che ruotano attorno alla creatività sono fatti esclusivamente di sacrificio e gratificazione, non c’è una via di mezzo. Bisogna insistere tanto, non mollare mai la presa, focalizzare l’obiettivo e non scoraggiarsi. Ci sarà sempre qualcuno migliore di voi, ci sarà sempre chi giocherà in maniera sleale, servono perseveranza, passione e caparbietà. Poi, a dire il vero, l’essere creativi, lo svolgere un lavoro “di creatività” come il nostro (e come il vostro in un prossimo futuro), implica anche un grande, costante desiderio di fare sempre meglio, prefiggendosi sempre nuovi obiettivi, e la verità è questa: non si arriva mai, non si smette mai di imparare, di alzare l’asticella e porsi nuove sfide. Quindi, si, questo è l’unico consiglio che vi diamo: ponetevi un obiettivo, tenetelo chiaro, chiarissimo in mente e fate quello che serve per raggiungerlo. 



di Giuseppe Iannone e Gabriella Manta

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