Intervista a Marco Candido e Annachiara Lini

Due anime creative nel cuore del Salento: 160 161 anni di attività per Candido 1859

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Dal 1859 lo storico negozio di Maglie “Candido”, situato in piazza Aldo Moro, è stato gestito da ben cinque generazioni e rappresenta un’azienda leader tra i fashion store del Salento e dell’intera Puglia. Tutto cominciò ben 161 anni fa, quando Clemente Candido aprì un negozio che riforniva i sarti di tutto l’occorrente per confezionare abiti da uomo e da donna. In un’epoca in cui esistevano solo piccole botteghe, Candido era già uno dei più grandi negozi d’Italia. Con la nascita degli abiti preconfezionati, il negozio si è adattato alle esigenze dei suoi clienti arrivando a ricoprire una superficie di 2000 mq e a vestire oggi tutta la famiglia, dal neonato all’adulto.

Nel corso del tempo ogni generazione ha apportato il proprio contributo, le proprie idee e le proprie intuizioni per migliorare il negozio, mantenendo allo stesso tempo l’identità e l’impronta della famiglia. Ed è proprio l’inconfondibile e unica brand identity del negozio ciò su cui i proprietari Marco ed Annachiara.

Siamo tutti ancora in quarantena forzata e chissà per quanto ancora lo saremo, noi speriamo che tutto torni alla normalità (con un bel pò di consapevolezza in più per tutti, su chi siamo, cosa facciamo per peggiorare o migliorare il pianeta su cui viviamo!), quindi anche quest’intervista la svolgeremo a distanza ma con il solito entusiasmo! Conosciamoli insieme!

Ciao Marco, ciao Annachiara! Innanzitutto ci teniamo a ringraziarvi per la vostra disponibilità e per il tempo che ci avete concesso. Presentatevi ai nostri lettori!

Annachiara: Ciao, io sono Annachiara e insieme a mio marito Marco gestisco un multibrand store che si chiama Candido 1859. Si trova a Maglie, in provincia di Lecce, ed è un negozio che l’anno scorso ha compiuto 160 anni di attività.

Marco, nel 1989 hai preso in mano le redini dell’azienda affiancato quasi subito da tua moglie Annachiara. Portare avanti un’azienda storica è un grande privilegio, ma comporta anche responsabilità non indifferenti. Raccontaci un po’ come hai cominciato. Sei sempre stato convinto della scelta di rilevare l’azienda di famiglia?

Marco: No. Da ragazzo avevo altri interessi ed altre ambizioni. La responsabilità di portare avanti un’azienda che era già alla quarta generazione, da solo, essendo figlio unico, la mole di lavoro e responsabilità che fin da piccolo avevo visto ricadere sulle spalle di mio padre mi spaventavano non poco. Anche la scelta della facoltà di Economia e Commercio la subii e non mi appassionò. Una volta che, su suggerimento di mio padre, decisi di abbandonare il percorso universitario ed iniziai la gavetta presso aziende esterne della filiera della moda, mi appassionai a questo mondo. Anche dei corsi specifici che frequentai presso la SDA Bocconi furono di grande stimolo. Questo è un mondo dove contano il dinamismo, l’estro, il gusto, la capacità organizzativa, la caparbietà. Ogni giorno è differente dal precedente, vinta una sfida se ne presentano altre, è impossibile non appassionarsi.

Inizialmente collaborare con mio padre non fu facile. Spesso la visione del futuro era differente, così come l’approccio pratico alle cose, ma da lui ho appreso le fondamenta: l’assoluto rispetto per la clientela, l’identità ed i valori di questa azienda, l’importanza dei nostri collaboratori. Dopo pochi anni, mi ha affiancato mia moglie, e tutto è stato più facile. Abbiamo un’assoluta omogeneità di vedute e siamo complementari l’uno all’altra. Siamo una bella squadra ed insieme riusciamo a fare belle cose!

Annachiara, leggendo la storia del negozio, appare chiaro che la componente femminile della famiglia sia stata determinante per il successo dell’attività. Rosina, Clara, Adriana ed infine tu: tutte le donne Candido sono state personalità carismatiche con un ottimo fiuto per gli affari ed una capacità innata nel trattare con i clienti. Insomma, qual è il vostro segreto? Qualità innate o insegnamenti tramandati di generazione in generazione che hanno dato i loro frutti?

Annachiara: Certamente entrambi, nel mio caso un ruolo importante lo ha avuto mia suocera Adriana. Ricordo bene come mi stupii le prime volte che la vidi acquistare tante aziende in sicurezza e con tranquillità. Devo anche riconoscere che è stata brava a demandare a me, da un giorno all’altro, tutti gli acquisti della donna e del bambino, fidandosi probabilmente del mio buon intuito, che ancora oggi è quello che mi consente di fare questo lavoro serenamente.

Il marchio Candido 1859 festeggia quest’anno 161 anni di attività. Nel 2012 la vostra azienda è stata inserita nel Registro delle Imprese Storiche, che premia le imprese che hanno fatto la storia d’Italia. Che cosa significa per voi essere i custodi di un’attività centenaria come Candido? Quali sono i valori su cui si basa la vostra azienda e che vi augurate di trasmettere alle generazioni future?

Marco: Parto dalla seconda domanda, i valori: serietà verso i clienti, i fornitori, i nostri collaboratori e la comunità in cui operiamo. Attenzione e stile in tutto ciò che ci rappresenta, dalle buste shopper all’abbigliamento dei nostri collaboratori, dalla comunicazione agli arredi, dal modo di porsi con i clienti ad i capi che vendiamo.  Propositività in tutto ciò che facciamo: nulla deve essere già visto, dobbiamo essere di stimolo sia con le nostre proposte che con le iniziative commerciali e culturali che mettiamo in atto. Dinamismo: nulla deve essere dato per scontato, abbiamo compiuto 161 anni perché, fermo restando i valori, ci mettiamo costantemente in discussione, quello che vale oggi, domani non va più bene. Coerenza: nel mantenere sempre in mente questi valori in tutto ciò che facciamo, senza derogare mai.

Vengo quindi alla prima domanda, cosa significa essere i custodi di un’attività centenaria: bene, Candido 1859 con i suoi 161 anni ha un’identità forte e radicata, data dai valori di cui parlavo prima. Nostro compito è di mantenere e rafforzare, se possibile, tale identità in cui tanta gente si identifica. Mi viene in mente un proverbio dei nativi d’America: “non ereditiamo la terra dai nostri avi, la abbiamo in prestito dai nostri figli, cui dovremo restituirla”. Credo possa valere anche per un’azienda storica, patrimonio di tutti.

In un’impresa familiare spesso è molto difficile tracciare un netto confine tra lavoro e famiglia. Come si riesce a conciliare le due cose? 

Marco: Con il buon senso. Spesso in famiglia si parla di lavoro, e questo se fatto con moderazione è utile per i figli, che apprendono in maniera subliminale. Ma è fondamentale imporsi dei limiti. Spesso mia moglie me li deve ricordare…

Per quanto riguarda la futura generazione Candido, le vostre figlie prenderanno in mano l’azienda di famiglia oppure hanno altri progetti per il futuro?

Marco: Cristiana, che ha 23 anni, si è laureata in Advertising e lavora in quel campo a Londra. Claretta, di 21, studia ed il suo obiettivo è di proseguire la nostra attività. Adriana ha 14 anni… L’unica cosa certa è che ciascuno deve seguire la propria indole, cercando di cogliere al meglio le opportunità che la vita ci offre. Vedremo… 

L’obiettivo di “Candido 1859” è quello di vestire tutta la famiglia, quindi si rivolge ad una clientela che va dai 0 ai 100 anni di età. Come riuscite a relazionarvi con le diverse tipologie di clienti e a soddisfare i diversi bisogni di ciascuno di loro? 

Marco: Relazionarsi con tutti è facile, basta essere gentili e cortesi, a prescindere dall’età. La maggioranza dei clienti che entra in negozio sono clienti storici, spesso anche loro alla seconda o terza generazione, per cui giovani o anziani, salentini o turisti che ritornano ogni anno, sono amici che conosciamo da tempo. I nuovi clienti sono sempre stimolanti, sia da un punto di vista umano – è sempre bello conoscere persone nuove – sia da un punto di vista professionale, venendo da altre esperienze con le quali confrontarci. Elemento fondamentale sono però i nostri venditori. Quasi tutti i nostri clienti hanno un venditore di riferimento, una persona che li conosce da tempo e sa interpretare al meglio i loro gusti ed il loro stile. Alcuni collaboratori per loro indole si interfacciano meglio con i giovani ed altri con i più maturi. Per l’assortimento il discorso si complica un po’. Vorremmo avere il prodotto giusto per tutti, ma per il concetto di coerenza di cui parlavo prima non sempre è possibile. Cerchiamo di avere un’identità ben definita, per cui la selezione di capi che proponiamo ha sì gusti e vestibilità differenti che vanno incontro a conformazioni ed occasioni d’uso diversificate, ma non possiamo pensare di poter accontentare tutti in assoluto. Chi viene da noi lo fa perché si identifica con lo stile che proponiamo.

In un’epoca basata sul contatto virtuale, quanto conta per un negozio come Candido instaurare e mantenere un rapporto stretto di fiducia e complicità con il cliente?

Marco: È tutto! Chi viene da noi non lo fa solo per il prodotto o per il prezzo. Lo fa perché ha un’esperienza d’acquisto “empaticamente” piacevole. La nostra forza è il mix dei prodotti che nel suo complesso crea un qualcosa di diverso ed accattivante ed il rapporto interpersonale.

Il vostro negozio propone numerosissimi brand sia italiani che stranieri. Quanto è importante per la vostra attività puntare sul “made in Italy”? Avete puntato anche su brand locali salentini per valorizzare il nostro territorio?

Marco: Il Made in Italy è la nostra storia. Un tempo occupava il 99% del nostro assortimento. Ci sono aziende italiane con cui collaboriamo da più di 50 anni, come il gruppo Max Mara. Purtroppo, sempre più aziende sono però costrette a spostare la produzione all’estero, a causa del costo del lavoro divenuto sempre più oneroso per le tasse ed i contributi che l’incapacità e la malafede della classe politica ha portato a livelli insostenibili. La differenza tra quanto un collaboratore percepisce in busta paga (poco) e quanto costa all’azienda (troppo) è il male più grande del nostro Paese. Per questo molti brand che hanno fatto la storia del Made in Italy vengono acquisiti da aziende o fondi stranieri e di italiano resta solo il nome. Ma ci sono anche casi virtuosi che resistono e ne fanno, ancora oggi, un punto di forza, e se rientrano per gusto e prezzi nel nostro target siamo ben felici di collaborare. Lo stesso vale quando si presenta l’occasione con le aziende salentine.

La nostra è un’epoca in cui l’e-commerce è diventato fondamentale per le aziende del settore moda, che subiscono inevitabilmente l’influenza dei social e di Instagram. Qual è il vostro rapporto con l’e-commerce e come sono cambiate le vostre strategie di vendita?

Marco: Il nostro e-commerce è attivo ormai da qualche anno, ma così com’è concepito dalla stragrande maggioranza e come noi l’abbiamo inteso sinora non ci piace. Ora, a parità di prodotto, sull’online vince solo il prezzo, e non siamo disposti a confrontarci solo su quello. Stiamo pensando a qualcosa di nuovo, che porti online quell’esperienza di acquisto “empaticamente” piacevole che è da sempre la forza del nostro negozio fisico, come detto prima.

Mai come adesso il fattore sostenibilità ha il suo peso in ogni passaggio del settore moda, dalla produzione al trasporto, dal riuso all’utilizzo di materiali etici, le grandi firme si stanno impegnando sempre di più a migliorare ogni elemento e i clienti mostrano una crescente attenzione nei confronti della salvaguardia dell’ambiente. Quanto è importante per voi il fattore sostenibilità e quanto incide sulle vostre scelte aziendali?

Annachiara: Si, in effetti sempre più spesso le case di moda sono vicine al problema dell’ambiente e dell’ecosostenibilità. Nel nostro caso specifico, acquistando oltre 200 marchi non sempre è possibile comprare delle aziende ecosostenibili, ma nel caso in cui le aziende che acquistiamo propongano dei piccoli progetti, delle capsule di recycling o upcycling con riciclaggio di bottiglie piuttosto che di altri materiali, noi siamo sempre ben felici di acquistarle, perché è un tema che ci appartiene e che sentiamo molto.

In base a quale criteri vengono scelti brand e fornitori?

Annachiara: I criteri con cui scegliamo i nostri brand sono diversi. In questi anni il lavoro è stato quello di creare una brand identity all’interno del punto vendita, perché è un negozio storico, anche con una metratura piuttosto elevata. Ed è stato in assoluto anche la parte più difficile ma più stimolante allo stesso tempo. Siamo sempre alla ricerca di brand d’avanguardia, belli, contemporanei, ma che siano anche gradevoli sotto tutti i punti di vista: a livello qualitativo, a livello d’immagine, di distribuzione del brand, che è fondamentale. Particolarmente importante è anche il rapporto con l’azienda, che non è un entità astratta. Paradossalmente anche le aziende sono fatte di persone e ci piace lavorare con delle aziende che siano molto disponibili, che abbiano un buon magazzino, che ci consenta di lavorare bene, di fare i riassortimenti durante la stagione, di fare delle sostituzioni e che, non ultimo, renda possibile anche un diritto di reso a fine stagione.

Scegliere la merce appropriata per l’azienda e per il tipo di cliente richiede molto tempo e moltissima ricerca. Come si svolge e quanto tempo richiede la ricerca della merce e delle nuove tendenze moda ? Quanto e come è cambiato il modo di svolgere questa ricerca rispetto a 10 anni fa?

Annachiara: La parte della ricerca è sicuramente la parte più stimolante del nostro lavoro, perché comporta fondamentalmente viaggiare, andare in giro, frequentare le settimane della moda, le sfilate, prevalentemente Milano e Parigi. Per quanto riguarda il mio caso specifico, io amo viaggiare, cercare dei punti nevralgici all’interno delle capitali europee come Londra per esempio, guardare e osservare i gruppi urbani, andare in giro per mercatini, cercare dei capi che siano iconici o che siano appartenuti a stilisti magari di un ventennio fa, perché trovo che lo stile si rifaccia sempre ad un concetto evocativo degli anni precedenti.

Negli ultimi dieci anni si è avuta una svolta determinante, che è stata quella dei social. I social ti consentono di fare ricerca senza viaggiare. Guardare i book, quello che succede in California o in Giappone, senza dover necessariamente muoversi. E’ una piccola rivoluzione. Mi capita spesso di dire alle ragazze che lavorano con me: guardate instagram, guardate cosa succede su instagram, aggiornatevi tramite i social. Oggi i social sono una potenza di informazione importantissima.

Dopo una prima selezione di capi, come si fa a scegliere il “pezzo giusto” e procedere con l’acquisto?

Annachiara: Dopo la fase della ricerca, che come vi ho detto prima avviene un pò ovunque, si procede all’acquisto tramite gli showroom. La maggior parte degli showroom sono nella regione Puglia, molti sono a Milano e qualcuno è anche a Parigi. Quando noi accediamo al campionario abbiamo accesso fisicamente ai capi: li possiamo toccare e indossare ed è una variabile molto importante. In più si sceglie il capo in base al nostro target, quindi in base alla nostra brand identity e successivamente si fa anche una valutazione in base alla distribuzione dell’azienda, quindi dove il capo sarà venduto e quali negozi venderanno quel particolare brand, e anche in base all’investimento pubblicitario dell’azienda. Chiaramente le aziende che fanno un forte investimento nella comunicazione hanno sempre un ottimo riscontro.

Quali sono le tempistiche che riguardano la scelta, l’acquisto ed infine la sistemazione del capo in negozio?

Annachiara: Una volta che abbiamo effettuato l’ordine e che l’ordine viene confermato dall’azienda, noi abbiamo i capi fisicamente dopo sei mesi. Io andrò a comprare a Maggio una pre-collezione spring/summer 2021 e a Luglio una main. I capi fisicamente arriveranno in negozio a Novembre e a Gennaio/Febbraio circa, dopodiché il capo viene assegnato in magazzino e passa alla vendita.

In un clima di caos e panico generale, un virus sconosciuto ci costringe in quarantena forzata a casa per giorni e giorni, lasciandoci inermi e impotenti di fronte alle migliaia di vittime e contagiati. La grave emergenza sanitaria causata dal coronavirus ha determinato il fermo dell’economia globale. Tutto questo porterà al crollo inevitabile della spesa privata, che avrà effetti devastanti non solo sulle grandi imprese, ma soprattutto sulle piccole e medie aziende. Come tutti i negozi sul territorio nazionale, anche “Candido 1859” è stato chiuso al pubblico dopo il provvedimento del Governo per contrastare la diffusione del coronavirus. Quale tipo di ripercussioni avrà questa crisi? Come potrebbe reagire secondo voi il mercato, una volta riattivato? Quanto secondo voi questa terribile esperienza influirà sul nostro futuro e sul nostro modo di relazionarci con il prossimo, sia per quanto riguarda il nostro modo di approcciarci al mercato e all’estetica, sia nella sfera di interrelazione personale?

Marco: Candido 1859 ha chiuso un giorno prima del decreto che lo ha imposto, perché convinti, come lo siamo ora, che fosse l’unica opzione possibile. Le ripercussioni saranno pesanti; il crollo immediato delle entrate finanziarie dovuto alla chiusura non si può compensare con un altrettanto immediato blocco delle uscite. Ci sono costi che comunque vanno sostenuti e non si può pensare di ribaltarli tutti sui fornitori o sullo Stato. Stiamo tutti facendo ricorso alle riserve, grandi o piccole che siano, e saremo costretti a far ricorso al credito, indebitandoci. Solo il tempo potrà dire chi ce la farà e chi no. Una volta che ci sarà la riapertura, che ci auguriamo avverrà presto e sarà certamente graduale, sono convinto che torneremo alle relazioni di prima, ma con un bagaglio di esperienze e di competenze nuove di cui far tesoro.

Sono convinto che nelle difficoltà tiriamo fuori il meglio di noi stessi – come si sta vedendo in questi giorni – e se sapremo capitalizzare questa esperienza dando maggior peso a ciò che conta veramente, i rapporti veri, il senso di appartenenza, il valore delle cose. Chi ci crede veramente, singoli o aziende che siano, verrà premiato.

Francesco Tombolini, Presidente di Camera Buyer Italia, ha lanciato una provocazione in un’intervista al Corriere della Sera: fermare le collezioni primavera-estate 2021 e rimettere in vendita le collezioni primavera estate 2020 tra un anno, per dare modo alle aziende di riprendersi da una sicura battuta d’arresto nelle vendite dovuta all’isolamento forzato. Dopo questa crisi globale sembra che il nostro modo di approcciarci alla moda sarà destinato a cambiare profondamente e che il settore moda sarà costretto a rivedere i suoi ritmi e tempi. Qual’è la vostra opinione a riguardo? Sareste disposti a saltare una stagione e riproporre gli stessi capi fra un anno? 

Annachiara: Quello che sta succedendo adesso è un evento assolutamente straordinario. Noi nella moda siamo un pò abituati ad avere questi cambiamenti repentini. Il mondo della moda è in continua evoluzione. Dacché si comprava sei mesi prima, alcune aziende oggi effettuano degli acquisti a breve termine, che noi chiamiamo tecnicamente “semi-programmato”, piuttosto che delle capsule che magari escono mensilmente. Diciamo che ogni azienda si comporta in maniera differente. E’ sempre stato così. Noi siamo abituati a queste metamorfosi continue, ma in questo caso specifico è una situazione particolarmente straordinaria. L’ultima volta che il nostro negozio è stato chiuso per più di due giorni è stato durante la Seconda Guerra Mondiale, quindi potete capire bene di che cosa stiamo parlando. La possibilità di rivendere i capi, di stoppare e congelare la stagione per un anno, non la vedo come una probabilità effettiva. Sicuramente quello che dobbiamo fare è pensare di riproporre alcuni capi continuativi anche per l’anno successivo.

Sono molto contenta dell’opportunità che mi è stata data, perché sono entrata a contatto (seppur virtualmente) con due professionisti del settore, che per noi studenti di moda rappresentano dei modelli da seguire.

Noi che siamo una delle ultime generazioni, quelli che rientrano nella sfera “millennials”, immersi come siamo nel mondo social, il mondo del “tutto qui e ora”, siamo abituati a dare per scontato che tutto succeda in uno schiocco di dita e tendiamo spesso a scoraggiarci e non portare a termine alcuni progetti che in realtà non sono fallimentari, ma semplicemente richiedono caparbietà, impegno e coraggio. Non basta avere la fortuna di ereditare un’azienda storica di successo, bisogna impegnarsi duramente per portarla avanti nel migliore dei modi, cercando di trasmettere valori come costanza e serietà alle generazioni future. Quello che più mi ha colpito è che questi due professionisti, Marco e Annachiara, non danno per scontato ciò che hanno, ma fanno di tutto per guadagnarselo giorno per giorno con impegno e duro lavoro.

A nome dei miei compagni ma anche di tutti quei giovani che sognano di entrare a far parte del mondo della moda, ringrazio Marco ed Annachiara per essere per noi un esempio da seguire. Il mondo della moda (e il mondo in generale)è in continua evoluzione, ogni giorno è diverso dal precedente e ci presenta sempre nuove sfide da affrontare e nuovi risultati da raggiungere. Tutto ciò deve stimolarci a dare sempre il massimo, ad impiegare tutte le nostre forze per raggiungere gli obiettivi prefissati e soprattutto a non dare mai nulla per scontato.

Sappiamo che tutto quello che sta succedendo oggi intorno a noi riflette anche e soprattutto l’atteggiamento sbagliato che noi e le generazioni passate abbiamo avuto nei confronti del pianeta di cui siamo ospiti, del modo errato che abbiamo sempre avuto e abbiamo tuttora di relazionarci con il prossimo e con noi stessi. Questo mondo ci ha dato la possibilità di vivere fornendoci tutto quello di cui abbiamo bisogno e anche di più, abbiamo la fortuna assolutamente non scontata di essere qui ogni giorno e di fare la differenza, impegnandoci per quello in cui crediamo e per le nostre passioni, tenendo sempre a mente che non siamo soli e che, qualsiasi cosa, fatta con il cuore e insieme, varrà sempre mille, un milione, mille milioni di volte in più.

Siamo grati ad Annachiara e Marco per averci fornito uno spiraglio sulla loro professione e la loro vita, sulle generazioni che li hanno preceduti e su quello che si aspettano dal futuro. “Beauty will save the world”, noi ci crediamo.

di ILARIA CIMINO

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