Fashion designer & Product developer
Founder of Alésia
Lecturer at Istituto di Moda Burgo Malaysia

“E’ SEMPRE TUTTO PERFETTO.”

Tutti i nostri articoli fino a oggi hanno avuto una intro scritta da noi. Ma io ho conosciuto questa ragazza e credo che ogni sua parola sia un regalo per chi la ascolta, quindi vi lascerò avvicinarvi a lei con le sue stesse parole. Certe persone sono come i caleidoscopi, ci guardi dentro e vedi tanti colori e tante luci e pensi sia tutto lì ma appena provi a muoverle, i riflessi cambiano e mostrano un miliardo di altre meraviglie. Forse è a questo che aspiriamo noi di questo mondo, noi che abbiamo qualcosa da dire e vogliamo usare l’arte per farlo. Essere mutevoli, scintillanti, colorati, aria fresca e sempre nuova, bellezza e speranza.

PS.: Le tue parole sono un dono per noi, ma oggi é il tuo compleanno e speriamo che questo articolo sia anche un piccolo regalo per te, dalla tua Puglia alla Malesia. Buon compleanno Alésia!

“Alésia sono io, e io sono uno spirito libero, assolutamente. Ho cominciato a viaggiare sin da piccola perché la famiglia di mia mamma viveva e vive in parte in Germania. Ora come ora non è poi così speciale come cosa, ma allora si! Ero piccolina e mi ricordo le stelle di notte viste dall’auto di mio papà per raggiungere la Bavaria dalla Puglia.

Sarà pure retorica, ma credo che viaggiare sia l’università più bella, affascinate e completa. Nessuno mai ti insegnerà a guardare con gli occhi di chi viaggia e ad allenare una certa sensibilità al diverso. Oggi siamo fortunati perché abbiamo internet, ma gli odori, i sapori e certe altre cose nemmeno internet te le fa vivere!

Ho viaggiato tanto. Sono stata negli Stati Uniti, in Asia, in una bella quantità di posti d’Europa e fatto davvero tante cose…credo da che io mi ricordi. Si. Mi sono sempre buttata a capofitto nelle situazioni e dato fiducia sempre e comunque al genere umano. Sono una di quelle che viaggiano e fanno couchsurfing (fino a poco tempo fa in realtà) perché credo che sia un’opportunità. Sia che io sia stata ospitata, sia che fossi io a ospitare. Ho una marea di ricordi!

Come quella volta in cui a Istanbul (senza dire niente a mia madre che avrebbe urlato al maniaco!) sono stata ospitata dal “king dei mirtilli”, così si definiva Mehemet ma solo perché la sua famiglia era pioniera nella produzione di mirtilli! E’ stato il miglior padrone di casa di sempre e mi ha fatto conoscere Atthia, mia carissima amica londinese di origine libanese. Sempre in occasione di quel viaggio, un giorno stavo per urlare all’attentato quando mi sono imbattuta in certi tipi tutti vestiti uguali, di nero, con una fascia intorno alla testa e con degli angiomi sul capo rasato, che si aggiravano in aeroporto a Istanbul. Confesso di aver pensato che facessero parte di una setta islamica di qualche tipo e invece no… erano solo un gruppo di uomini che tornavano dal loro trapianto di capelli!

O come quella volta in cui sono stata ospite di Vivienne a Parigi. Vivienne è una donna sessantenne, figlia dei fiori che viveva il suo flower power d’altri tempi ai giorni d’oggi e mi ha fatto viaggiare nel suo mondo, tra i suoi libri, le sue amiche e i suoi posti e tra le sue memorie dei primi Burning Man ad esempio! La sua casa e la sua toilette, vi assicuro, erano molto meglio di qualsiasi set fotografico…! Tra l’altro, è stato allora che ho scoperto la Ville d’Alésia e la rue d’Alésia.

Per non parlare della volta in cui sono fuggita a NY solo per una consegna durata 24h per il marchio per cui lavoravo con varie peripezie nel mezzo.

O ancora il mio viaggio nel Myanmar da sola e senza programmi che mi ha fatto ritrovare invitata ad un matrimonio di una ragazza del posto che avevo appena conosciuto!

Mi è capitato di lavarmi con l’acqua piovana e dormire per terra coi gechi che mi passavano spensierati di fianco. Ho mangiato peperoncino per colazione alle sei del mattino e fatto rituali di bellezza tipici delle tribù del posto.

Una volta mi sono ritrovata, io e il mio terrore dell’acqua profonda, anche su una barchetta di fortuna nel mezzo di un lago in piena tempesta senza vedere terra.

Anche qui in Malesia, mi sono già completamente immersa nelle tradizioni locali, ho fatto da damigella al matrimonio cinese della mia collaboratrice!

Ne potrei raccontare davvero tante altre ma quello che posso dire è che tutto questo, ogni singola esperienza mi ha sempre portata allo step successivo.

In un periodo in cui le difficoltà erano di gran lunga maggiori delle cose felici che mi accadevano, proprio nel making di Alésia tra l’altro, mi sono fermata a pensare, mi sono guardata indietro, ho guardato il mio presente ed è proprio vero: le cose accadono a chi vive, non a chi resta fermo nei suoi pensieri e tra le pareti della sua comfort zone.

Nella vita mi sono ritrovata ad affrontare situazioni difficili di ogni tipo e molto spesso con le mie sole forze. La famiglia, gli affetti, il lavoro e altro. La vita insomma. Ho pensato a tutte le volte in cui ero arrabbiata perché pensavo fosse davvero ingiusta. Ma…insomma, immaginate di essere su un carretto: il carretto si rompe e che si fa? Devo arrivare alla meta, è importante. Prendo la prima cosa alternativa che passa. Immaginate che qualsiasi cosa voi prendiate si rompa e dobbiate sempre reinventarvi e trovare altro! La cosa stupenda è che mentre fai e inventi altro, ti imbatti in una varietà incredibile di cose, emozioni e persone. E’ allora che pensi: “Cavolo, ma se non fosse successo questo non avrei fatto quest’altro”. E’ sempre tutto perfetto. Sono convinta che anche le cose brutte abbiano sempre in serbo una lezione o un gettone per il prossimo step.

Anche ora che Alésia aveva in serbo tanti bei progetti, come tutti mi ritrovo a dover cancellare e nei limiti del possibile rimandare tante cose, ma questo comporta che ho più tempo per fare altro, sicuramente anche molto meno budget per fare delle cose…ma basta cogliere tutto sempre come un’opportunità e lo vedrete che è “sempre tutto perfetto”, che la vita è un grande disegno.

Questo periodo, in cui è davvero difficile non pensare a tutte le difficoltà perché ne siamo davvero circondati e le respiriamo in tutti i sensi, prendetelo e vedetelo come un’opportunità. Lo dice il signor Armani e lo dice la storia, ragazzi: la crisi è sempre un’opportunità. É paradossalmente ciò che di meglio può capitare.

E non trovate che, in un mondo che viaggiava tanto e troppo veloce, in cui tutto stava andando distrutto, questo possa davvero essere un’opportunità di rallentare, dare vantaggio alla terra intesa come pianeta?

Non lasciate che siano gli avvenimenti a buttarvi giù. Le cose accadono. Ci sarà un futuro e per una volta, è su quello che dovremmo essere proiettati. La bella notizia è che la vita ci sta dando tempo per avvantaggiarci.

Direi…perfetto, no?”

Alessia, so che sei originaria di Manduria, in Puglia, ma in questo momento ti trovi a Kuala Lampur, dove insegni Figurino, Modellismo e Sartoria per la sede malesiana dell’Istituto di Moda Burgo. Ma come ci sei finita lì?

Chiedilo alla tua insegnante Sara come ci sono finita! Mi ha introdotto lei in realtà all’Istituto di Moda Burgo! Poi si, si è creato subito un bel feeling tra me e questa bellissima Accademia, quindi sono andata avanti per conto mio ed eccomi qua! Vivevo un momento un pò particolare della mia vita, sentivo il bisogno di staccarmi da tutto e catapultarmi in un mondo e una cultura totalmente diversi! Al momento del colloquio chiesi se ci fossero opportunità lavorative all’estero, mi sono state proposte più destinazioni e non ci ho pensato due volte, un momento ero su quella sedia a Milano e il momento dopo ero in viaggio verso un posto nuovo, di cui non conoscevo assolutamente la lingua. Ero già stata nel sud-est asiatico in passato, in vacanza, nel Myanmar per la precisione e me ne ero assolutamente innamorata.  In quel momento avevo bisogno di quello, avevo bisogno di cambiamento, di ispirazione nuova, quindi ho scelto di partire.

E’ stato un cambiamento importante e devo dire che qui mi sono anche un pò riscoperta. Questa è stata la mia prima esperienza in assoluto come insegnante e ho capito che mi piace quello che faccio, mi piace tantissimo. Trasmettere la mia conoscenza, tutto ciò che sono le mie skills, tutto quello che posso alle mie alunne, mi da molta soddisfazione, quindi ad oggi, nonostante il momento critico che stiamo vivendo, penso che non avrei potuto fare scelta migliore!

Vengo da un sacco di esperienza lavorative, da una scuola di moda, insomma, c’è stato tutto un percorso ovviamente prima di arrivare all’Istituto di Moda Burgo. Io ho un mio brand (swimwear ma non solo!) che si chiama Alésia e nell’ultimo periodo della mia vita questo era al centro di tutto per me, ero dedita solo a quello. Poi beh, creare un brand dal nulla, soprattutto senza sostegno economico di terzi, facendo leva solo sulle proprie forze non è mica un gioco da ragazzi, bisogna anche essere concreti e a un certo punto avevo bisogno di un secondo lavoro che mi permettesse di poter investire su me stessa. Ho iniziato a guardarmi intorno, a pensare a cosa avrei potuto fare. Non volevo tornare a lavorare per la moda direttamente, lo avevo fatto fino a poco tempo prima e avevo notato che mi occupava praticamente tutto il tempo che avevo a disposizione. Quindi ho deciso di cercare una via secondaria, qualcosa che mi lasciasse del tempo per lavorare ad Alésia.

Ho avuto modo di leggere il tuo curriculum e varie interviste su di te presenti sul web, ho visto la pagina del tuo brand Alésia e devo essere sincero, sono davvero colpito da tutte le cose che hai già fatto nella tua vita! Nel tuo percorso compaiono anche molti nomi di grandi aziende della moda.. Ma raccontalo tu a i nostri lettori! Chi sei?

Questa è una domandona! Beh, un pò mi ci perdo quando inizio a raccontare di me perché in effetti ho fatto tante cose, me ne rendo conto quando qualcuno mi fa questa domanda perché di solito il mio interlocutore mi ferma per chiedermi quanti anni ho! In realtà è che ho iniziato a lavorare molto presto. Ma cominciamo dall’inizio: mi chiamo Alessia, sono nata in una famiglia modesta, a Manduria, in Puglia, un contesto piccolo e semplice, bellissimo, ma dove non c’erano questi grandi stimoli alla creatività. Quindi già da piccola ho iniziato ad esprimere ai miei genitori il desiderio di andare ad un concerto, a una mostra d’ arte, a un teatro e così via. Mio papà mi portava in giro e io, piena com’ero di questa voglia di scoprire l’arte in tutte le sue sfaccettature, mi sentivo un pò un pesce fuor d’acqua.

A quattro anni disegnavo già.. disegnavo principesse Disney con i loro vari cambi d’abito!

A 6 anni ho chiesto di avere una macchina da cucire. Io mi aspettavo una di quelle macchinette per bambini, invece ne ricevetti una vera e propria, una da grandi, da mia zia, che mi diceva che l’avrei usata con l’assistenza di mia mamma.. peccato che mia mamma a malapena sapesse rammendare o attaccare un bottone! Quindi a 6 anni ho iniziato a cucire totalmente da sola, senza che nessuno mi insegnasse nulla, senza che nessuno mi stesse dietro, e diciamo che questo è un po il mood della mia vita! Nel senso che ho tanto, tanto supporto alle mie spalle, ma poi mi piace il mio voler essere indipendente, fare da sola. Già da piccola conoscevo benissimo il percorso che avrei voluto fare, che poi è stato proprio quello che ho fatto, ovvero frequentare un istituto professionale, con indirizzo abbigliamento e moda e poi laurearmi nello stesso settore. Mi sono laureata all’università di Urbino, e lì i miei professori erano tutti professionisti. Per esempio, le mie lezioni di design di accessori erano tenute dalla designer di Calvin Klein, e così tanti altri. Appena laureata mi sono trasferita a Milano e una volta lì ho pensato tra me e me: “Bene Alessia, che facciamo ora?”. Non sapevo da dove cominciare! Il primissimo lavoro che feci fu la commessa da Zara. Ho fatto questo per sei mesi, avevo bisogno di un’entrata per sostenermi ovviamente ma sapevo che non era quello che puntavo a fare, quindi nel frattempo mi diedi subito da fare. In contemporanea al mio lavoro frequentai un corso, durante il quale entrai in contatto con tantissime persone, una tra queste era una PR di Calvin Klein! Altre persone tra quelle che conobbi a quel corso, sapendo della mia intenzione di creare un mio brand (si, ci pensavo già allora!) mi consigliarono un azienda che produceva e produce tutt’ora campionario. Ci volevano tanti soldi e io non ero ancora nelle condizioni di potermi permettere niente del genere ma non avevo mica intenzione di fermarmi, avrei trovato un modo, un passo alla volta. Mi rivolsi a un’agenzia e ottenni un lavoro da vestiarista. Da li, da quel momento, da quel primo lavoretto è iniziata a una lunga serie di esperienze lavorative. Ho cominciato come vestiarista e mi sono ritrovata a fare l’aiuto stylist da Alexander McQueen, da lì mi sono ritrovata a volare tra Milano e Parigi, già da subito, perché durante le campagne vendita, durante la sfilata, c’era bisogno di personale. Nel mentre ottenni un lavoro da Emporio Armani, sempre tramite la stessa agenzia. Si trattava sempre di piccoli lavoretti, di poco conto, ma si rivelavano spesso porticine secondarie da cui poi riuscivo ad accedere a incarichi sempre migliori!

Da Emporio Armani ho lavorato per due anni e mezzo, gestivo le vestiariste, ero tra l’ufficio, il merchandising, facevo un bel pò di cose, ero multitasking ecco! Però tutto il mio lavoro si svolgeva sempre tramite un’agenzia, con tutto quello che questo comporta. C’era una ragazza che lavorava per me in quel momento, una vestiarista. Una volta, davvero per caso, ci ritrovammo a chiacchierare e scoprimmo di avere una conoscenza in comune, una di quelle persone che avevo conosciuto al corso mentre lavoravo come commessa. Questa persona mi consigliò un lavoro come assistente della responsabile per Calvin Klein e, ovviamente, io che in un punto non riesco a starci ferma per troppo tempo, ho preso al volo l’occasione. Una volta lì scoprì che il lavoro non consisteva proprio in quello che mi era stato detto ma in qualcosa di più, e questo mi piaceva! Ero il tramite tra l’Ufficio Prodotto di Milano e l’Ufficio Stile di New York, ero nel mezzo e coordinavo un pò tutto.

Prima di Calvin Klein, in contemporanea al mio lavoro da Emporio Armani (ve l’ho detto che sono multitasking!), iniziai a lavorare per Marni. Ero un supporto all’Ufficio Stile durante le preparazione della sfilata, quindi anche lì ebbi modo di entrare in contatto con personaggi assurdi, mi ritrovavo durante le sfilate ad avere Anna Wintour accanto a me,  che mi chiedeva degli abiti, che curiosava nel backstage, per non parlare di altri personaggi… Comunque sia, ho esplorato il mondo della moda, andando dallo showroom alla sfilata, allo stilista. Ho avuto esperienza in diversi ambiti, seppur sempre come supporto oppure come assistente. Non ho mai ricoperto ruoli di responsabilità diciamo, sono sempre stata un gradino sotto a svolgere il lavoro, a osservare, a imparare, a conoscere persone del settore e a fare esperienza.

La mia prima grande responsabilità è stata per l’Ufficio Stile di Alessandro dell’Acqua. A quel punto della mia vita io ero a Milano, e c’era una persona che già da parecchi anni mi offriva la possibilità di lavorare per la sua azienda giù in Puglia. In quel momento io mi ero un pò, come dire, stancata del mio lavoro, non perché non fosse bello ma perché proprio non ce la faccio a restare ferma, ho bisogno di muovermi sempre, di fare quel passo in più, imparare, migliorarmi, fare cose nuove, trovare nuovi stimoli. Ero ad un bivio: volevo prendere una decisione e seguirla ma continuavo ad avere quell’idea in mente, la voglia di avere un mio brand, una mia linea. In quasi dieci anni a Milano, in tanti ormai sapevano della mia passione per lo swimwear e, lavorando sempre a contatto con tanta gente, dalle venditrici alle modelle, in tante mi chiedevano di confezionare costumi da bagno per loro! Man mano che producevo costumi da bagno, così, non esattamente come lavoro, continuavo ad imparare, a diventare più precisa, più veloce e la mia passione cresceva. Quando si arriva ad un certo punto, dopo tanta esperienza e gavetta, dopo aver avuto modo di capire e carpire ogni meccanismo e segreto del settore, come funziona davvero, a quel punto puoi decidere che direzione prendere, perché hai un bagaglio di conoscenze e competenze sufficienti a buttarti. Quel giorno ho iniziato a fare i conti con le dita: questo lo so fare, di questo ne capisco un pochino, questo lo so bene, mi mancava l’ esperienza nel prodotto. Mi dicevo. “Ma come faccio a contattare un’azienda per chiederle di farmi un campionario?”. Mi mancava proprio la parte pratica, passare dal disegno a un’elaborazione, come dire, industriale. Per questo motivo ho accettato, mio malgrado (perché amavo e amo Milano), di tornare giù in Puglia, per aggiungere quel tassello mancante al mio bagaglio di conoscenze.

Ho iniziato a lavorare come responsabile dell’Ufficio Stile e Prodotto di Alessandro Dell’Acqua Donna, poi Uomo, poi ancora altre linee finchè non ho deciso che era abbastanza e ho deciso di fermarmi. Avevo capito che era arrivato il momento di mettermi a lavorare su Alésia. Grazie a tutta la mole di lavoro di cui mi ero praticamente ingozzata fino ad allora, mi sono potuta permettere di stare un periodo di tempo ferma, di dedicarmi completamente ad Alésia. Ho visitato un sacco di fiere, andavo puntualmente e Parigi, dove ci sono le più importanti, di tessuti, costumi da bagno, lingerie, eccetera, e ho cercato di prendere tutto ciò che mi serviva.

Quello che dico sempre anche ai miei studenti è che bisogna essere delle spugne. Anche quando vi sembra di sentire che qualcosa non vi interessa, c’è sempre qualcosa che torna utile. E’ quello che ho sempre fatto io e mi è stato non utile ma utilissimo. Grazie a questo atteggiamento, questa apertura mentale nei confronti di tutto quello che la vita mi poneva davanti, sono riuscita a metter su il mio brand. Certo, non è stato facile, ma ce l’ho fatta, sono arrivata ad Alésia.

Il resto lo sai già, sono partita e ora vivo e lavoro in Malesia, insegno design, modellistica e sartoria all’Istituto di Moda Burgo e porto avanti il mio brand!

Hai lavorato per diversi marchi, negli uffici prodotto ma anche come costumista per alcuni programmi TV!

Ho saltato questa parte della mia vita lavorativa senza accorgermene, sono stata fin troppo sintetica, vedi? Ho dimenticato di parlarti dei miei lavori da costumista. Il mio primissimo lo feci quasi appena arrivata a Milano. Quando frequentavo l’Università di Urbino era in corso il cinquecentenario dell’istituto e fu messo su uno spettacolo teatrale con la regia di Ronconi, ai tempi direttore artistico del Piccolo Teatro di Milano. Ebbi quindi modo di lavorare con due costumisti davvero in gamba, di cui uno, mio grande amico, lavora tutt’ora al Piccolo Teatro. Entrambi mi dissero senza tanti giri di parole che una volta che avessi finito il mio percorso di studi, gli avrebbe fatto piacere avermi come assistente nei loro lavori e, beh, così è stato! Finita l’Università, una volta a Milano, in contemporanea a tutti i miei altri lavori, ho realizzato dei costumi per degli spot televisivi di Lancia, Chrysler, e tanti altri. E’ stato molto divertente perché è un mondo strano, tutto funziona in modo diverso, ci sono tante cose che sotto i riflettori non si vedono, e tante altre che si vedono, c’è proprio una percezione diversa del vestito, dell’accessorio, del capo.

Appena decisi di lasciare Alessandro dell’Acqua e dedicarmi ad Alésia (svolgendo sempre in contemporanea lavori per Marni, altri lavori da costumista, ecc.), mi contattò una stylist che avevo conosciuto lavorando come costumista per quegli spot televisivi, e mi propose Zelig! Il programma realizzava a quei tempi delle puntate speciali in occasione del Ventennio e fu un’esperienza incredibile lavorarci! Anche in quell’occasione ho avuto modo di imparare e vedere cose diverse.

Non c’è stato un lavoro tra tutti quelli che ho svolto che mi abbia aiutato di più o di meno. Tutto quello che facciamo in generale, io lo considero un mattoncino per costruire altro, il nostro futuro. Quindi assolutamente non ce n’è uno in particolare per cui io possa dirti. “Fai quello e sei arrivato!”. Io avevo bisogno di riuscire a fare di tutto un pò perché sono fatta cosi, e anche perché non avevo la possibilità di chiedere aiuto ad altre persone, sia a livello economico sia materiale. Avendo vissuto tanti anni a Milano sapevo muovermi di più a lì che non in Puglia, dove invece avevo qualche difficoltà. Dovevo fare da sola, e per riuscirci avevo bisogno di sapere, di fare esperienza, imparare.

Io dovrei essere un intervistatore formale e tutto il resto, ma mi permetto comunque solo di dirti che, anche se mi sono già documentato in parte sulla tua vita, ascoltarti raccontare tutto, davvero mi fa sognare!

Mi fa piacere! Si deve sempre sognare, Federico! Sognare è la maniera che abbiamo di viaggiare anche dove magari non possiamo o riusciamo ad arrivare, ti dà la carica che ti serve a realizzare… e mentre fai e sogni finisci per aver creato davvero quello che volevi! Succede un pò così!Io tante volte non mi rendo nemmeno conto di quello che ho fatto. Mi perdevo dentro tante cose, sognavo in grande e mentre sognavo ne facevo di ogni. E un giorno mi sono fermata e mi sono ritrovata con una vita lavorativa lunghissima e un brand. Ho sudato davvero tanto… quella dei sogni non è assolutamente una nuvoletta su chi ci si siede e si viaggia. Anzi, magari ti ritrovi pure a lavare i piatti per poter pagare il biglietto sulla nuvola, però è così, io ho dovuto sempre contare solo sulle mie forze. Vengo da una famiglia modesta e i miei genitori mi hanno aiutato come hanno potuto, con tutto il loro cuore e un supporto morale incredibile, però non bastava a pagare un affitto a Milano o i tessuti per Alésia. Ma volere è potere! E ti assicuro che ci si riesce. Lo posso dire io che l’ho fatto e lo sto facendo!


A proposito di Alésia, come nasce e come hai fatto a passare dall’idea al fatto concreto?

Quando vivevo a Milano questa passione per i costumi da bagno era già bella e fatta, mi sono avvicinata al mondo swimwear e me ne sono innamorata. A Milano cucivo costumi da bagno. Ricordo che ne avevo smontato uno per capire come fosse e avevo provato a farne altri finché non era venuta fuori una cosa accettabile! A quel punto ne cucivo tanti per chi me ne chiedeva.

Alésia è nata quando mi sono trasferita da Milano alla Puglia. Quel trasferimento è stato un bel trauma, mi sono in un certo senso sentita sradicata da Milano che era il mio porto sicuro, mi ci ero talmente integrata bene che mai avrei pensato di tornare in Puglia, però l’ho fatto, per Alésia, perché per realizzare il mio marchio mi mancava questa esperienza lavorativa del prodotto, e giù avevo questa opportunità. Quando sono scesa giù, puoi immaginare, non ho passato proprio dei periodi bellissimi, perché passare da Milano alla Puglia nonostante la Puglia sia casa mia… mi sono un po’ rifugiata nel mare, ci andavo a passeggiare, passare del tempo, cercare anche ispirazione. Avevo solo quello quindi non è un caso che il mio brand parli proprio del mare e ci abbia a che fare. Poi, in quel periodo conobbi anche il mio ex ragazzo, che era un appassionato di surf e quindi mi sono avvicinata anche un pò a quella filosofia. Avevo bisogno di aria, mare, leggerezza ed evasione e mi avvicinai anche allo yoga per questo. Diciamo che Alésia è un mix di tutto quello che ho vissuto, si.

Quando mi sono trasferita, ho iniziato a pensare a come fare. Avevo il primo prototipo, il primo costume da bagno che avevo fatto per me, che mi piaceva tantissimo, e che avevo deciso che avrebbe fatto parte della collezione di Alésia, qualora fossi riuscita a crearla. Allora mi dissi: “Va bene, comincio da questo prototipo e cerco di fare una piccola collezione”. Innanzitutto, ovviamente, la disegnai, poi provai a realizzarla, ma non interamente. Cercai una sarta che mi aiutasse nel fare i cartamodelli e realizzare i prototipi, senza sapere ancora bene chi poi me li avrebbe fatti. Avevo conosciuto quella sarta lavorando da Alessandro Dell’ Acqua, mi aveva detto di avere esperienza nel realizzare costumi da bagno e io le avevo risposto che quando avrei concretizzato questo progetto di Alésia sarei andata da lei per chiederle aiuto. Purtroppo il lavoro non venne fuori come avrei voluto. Capita anche questo. Dovetti accettare il fatto di aver sprecato soldi e a quel punto mi rimboccai le maniche e feci tutto completamente da me. Nel mentre avevo chiesto a un mio amico che viveva in Puglia e ci aveva lavorato un sacco come designer, se avesse da consigliarmi dei laboratori che fossero disposti ad ascoltarmi. Non tutti i laboratori purtroppo hanno il tempo materiale di considerare un giovane designer e non c’è certo da fargliene una colpa perché considerare un giovane designer equivale a realizzare a mano praticamente quasi tutto, capo per capo, perché le quantità sono ridotte rispetto ai grandi marchi e non si riesce per questo ad ottimizzare granché la produzione. Questo mio amico mi aveva quindi consigliato una signora che aveva un piccolo laboratorio, una signora gentilissima ma impegnatissima, che per lavoro si occupava della produzione vera e propria, ricevendo i cartamodelli da realizzare senza metterci mano. Quindi nulla, ho fatto tutto da me, disegni, cartamodelli, prototipi. Una volta che avevo tutto, sono ritornata da lei, dopo aver visitato un sacco di fiere e aver trovato questa azienda che riusciva a star dietro a giovani designer. Per cui, ho ordinato il mio primo carico di tessuti, questa signora mi ha aiutata rifacendo i prototipi, li abbiamo sdifettati insieme e con mia grande sorpresa devo dire di non averci dovuto mettere neanche chissà che mano perché andavano già bene così, ero stata brava! A quel punto questa signora mi disse che potevamo partire con la produzione. Ho visto Alèsia prendere forma pian piano, dall’idea, all’ispirazione, alla collezione, alla creazione dei miei prototipi, alla scelta della persona e del laboratorio che avrebbero realizzato tutto.

Ora, io non so quali siano le tue aspirazioni ma, se una è quella di creare un tuo marchio, una tua collezione, vedrai che prima di trovare la persona giusta, o il laboratorio giusto, potresti incontrare delle difficoltà piccole o grandi che siano. Ecco, in quel caso non ti abbattere! Fa parte del gioco! Si prova, e quello che va bene poi si porta avanti!

Tornando ad Alésia, una volta impostata la produzione mi sono rivolta ad un grafico che mi aiutasse a raccontare la storia di Alésia. Gli ho spiegato quello che volevo comunicare e lui è riuscito a tradurre un pò il tutto nel mio marchio, nel mio logo. Da lì è nata la pagina Instagram di Alésia, poi il sito web e poi piano piano tutto il resto,. Restava una cosa da fare a quel punto: farsi conoscere. E riguardo questo torniamo a quello che ti dicevo del lavoro, dei lavoretti, della gavetta: non si deve buttar mai via niente. Fai tutto quello che ruota attorno al perno che ti interessa raggiungere perché se ci ruoti attorno ti ci avvicini sempre di più. Capita anche che per fare esperienza te ne allontani per un pò ma tieni a mente che questo è un settore in cui non ti puoi permettere di far passare del tempo. Fai tutto, anche quando devi farti conoscere, fatti conoscere da tutti, anche dalla tua amica, dalla vicina di casa, perché tutti insieme sono i mattoni che insieme costruiscono, come per il tuo lavoro, il tuo futuro e in questo caso il tuo brand, o la tua collezione, o quello che sarà.Prendi tutte le occasioni che ti capitano come lezioni da imparare, sii affamato di tutto, anche se ti sembra che non centri, anche solo se ti sembra interessante, anche se si tratta del fruttivendolo che vicino casa ha esposto le mele, le pere e le banane in una maniera bellissima, pensa “ah che bello!”. Non pensare mai “ah ma è frutta, a me non serve perché faccio vestiti”, ma che ne sai! I colori, le forme di tutto quello che ti sta intorno, tutto può darti un’idea. Mai, mai, mai sottovalutare niente, e prendere tutto, assolutamente!

So che il tuo brand Alésia è molto attento alla sfera green, qual’è la filosofia dietro alle tue creazioni e in che materiale sono fatti i tuoi prodotti? Credi che il mercato sia pronto a questo tipo di atteggiamento o trovi che ci sia ancora un pò di diffidenza verso i materiali ecologici e il loro utilizzo, la loro necessità?

Si, Alésia è attenta alla sfera green, è uno dei principi fondamentali della filosofia di Alésia, per me è proprio doveroso se non obbligatorio, nei confronti del posto che ci ospita, la Terra. Per me la moda, l’arte, il design, non sono attuali se non tengono in considerazione questo lato, insomma basta vedere il momento storico in cui ci ritroviamo, anche questo è frutto del cambiamento climatico e di tante altre cose di cui viviamo le conseguenze. Credo veramente che sia qualcosa da tenere in considerazione altrimenti si è fuori dal mondo. Fare moda, design, arte, fondamentalmente è comunicare, parlare di attualità e se non siamo attuali finiamo per vivere in un mondo non reale. Se hai notato, da circa due anni, da noi anche un anno, c’è questa tendenza, quasi tutti vanno in questa direzione, verso il biologico. Abbiamo iniziato con gli alimenti biologici e siamo arrivati agli oggetti eco-sostenibili, ti basti anche pensare ai sacchetti, no? Sostituiti in buona parte dei supermercati.

Credo che la gente però non abbia ancora veramente capito la questione. Per molti è quasi solo una moda. C’è anche chi dice si al bio, si all’eco-sostenibile,  ma solo per fare rumore, poi bisogna vedere quanto veramente c’è di sostenibile, di consapevole e di eco in tutto ciò. Quindi non sono convintissima che stiamo andando proprio tutti nella direzione giusta ancora, però sono fiduciosa che prima o poi tutti capiranno.

Questa è uno degli aspetti fondamentali di Alésia. Io dico sempre che non c’è niente di più sostenibile che scegliere bene i nostri abiti, quello che ci mettiamo addosso, perché è tutta una catena, una serie di cose. Se tu scegli bene il tuo abito avrai bisogno di meno abiti, se il tessuto è il migliore il tuo abito durerà più a lungo.

Mi piace il fatto di esaltare e sostenere la tradizione della mia terra, a cui devo dire grazie perché quando sono tornata mi ha accolta ed eravamo io, lei, il mio mare e nessun altro. Mi ha aiutato a superare il periodo difficile in cui ero, a viverlo, per cui le rendo omaggio portando avanti un discorso di artigianalità. Mi piace il fatto che  chi si occupa del mio brand siano due sorelle salentine, e mi piace che Alésia abbia come filosofia e spirito quello del surf e la voglia di esprimere tutto attraverso il corpo, la respirazione e lo yoga. Alésia, si ispira a tutto questo.

I miei prodotti sono fatti in una lycra che viene prodotta con un processo eco-sostenibile appunto, in parte sono anche materiali riciclati, tutto assolutamente certificato perché mi piace dare una garanzia a chi compra le mie cose. Io spero veramente che le persone si sensibilizzino e comincino e a fare attenzione ai tessuti e alla maniera in cui i nostri capi sono fatti, gli diano più valore, ne comprino di meno, per aiutare il posto meraviglioso che ci ospita.

Quanto, secondo te, è importante la personalità di ognuno di noi, le nostre forze, e le nostre debolezze, le nostre vittorie e i nostri fallimenti, nel processo creativo? Molti pensano che non ci sia arte senza un vissuto, e le nostre insegnanti ci ripetono sempre che dobbiamo capire chi siamo e cosa vogliamo dire, individuare la nostra identità e comunicarla al mondo attraverso la nostre creazioni, che dobbiamo prendere tutto quello che vediamo, che sentiamo e che viviamo, bello, brutto che sia, e trasformarlo in arte. Credi che le tue esperienze personali ti abbiano aiutata a diventare quello che sei, a realizzare quello che hai oggi?

Bella domanda! Ovviamente si, nel senso che tutta la mia vita, sia personale, sia lavorativa, ha fatto si che io diventassi quella che sono oggi, ha fatto si che io oggi viva in Malesia, a insegnare fashion design, pattern making. Noi che operiamo in questo settore, in questo mondo di creativi, facciamo comunicazione, ecco, partiamo da questo. La moda, come l’arte, come la musica, è comunicazione, quindi se comunichiamo qualcosa ci siamo, c’è l’abbiamo fatta, non importa che tu abbia più esperienza o meno, tu riuscirai sempre nel momento in cui stai comunicando qualcosa. Quello che ti serve è fare esperienza, capire come comunicare al meglio. Per questo serve la scuola, servono le esperienze lavorative, serve tutto quello che si  incontra sulla strada.

Io mi ritrovo qui in Malesia proprio perché vivevo un momento un pò particolare della mia vita, quindi pensa in cosa quel periodo se vogliamo “negativo” si è trasformato: la mia vita è stata stravolta. Quando mi sono trasferita in Puglia ho vissuto quel cambiamento come uno “strappo” quasi doloroso, non è stato un momento idilliaco ma di lì è nata Alésia. Una situazione negativa per me, ha addirittura generato un concetto e poi un brand! Quindi assolutamente si, le mie esperienze personali mi hanno aiutato, ti ho già parlato di mattoncini, quindi confermo e ti ribadisco il fatto che assolutamente non avrei potuto essere chi sono oggi senza tutto quello che ho vissuto prima, senza i miei fallimenti e senza i miei momenti no, senza tutto ciò, perché in quei momenti, tutto ciò che vivi ti fa creare qualcosa. Può essere che durante il giorno no io mi sia arrabbiata e abbia detto: “No, quest’idea che avevo mi fa schifo”, e l’ho tagliata. Poi, il giorno dopo che ero in un mood migliore, sono andata a riprendere in mano quell’idea che avevo tagliato e ho pensato: “Ah, però da questo taglio posso far venire fuori quest’altra cosa..”. Quindi la mia risposta è si, assolutamente si, prendi tutto, trasforma tutto, esprimilo! Se io oggi sento di dover tagliare quel costume che mi fa veramente schifo e tu senti di dover scarabocchiare il tuo disegno perché ti fa schifo, oggi ce l’abbiamo col mondo e usiamo un colore cupo. Beh, magari il giorno dopo quel colore cupo ci da l’idea, l’ispirazione, per creare una collezione intera!

Se tu non parli di te, anche del tuo giorno no, le persone non potranno mai appassionarsi a te, non potranno mai conoscerti veramente, e sopratutto, non riuscirai mai a dare un’identità a quello che fai, quindi se mi chiedi quanto sia importante, ti dico è fondamentale nel processo creativo tradurre tutto ciò che viviamo, che sentiamo, è fondamentale! Non perderti.

Quello che noto, tra voi ragazzi di oggi è che avete un pò fretta di crescere, fretta di conoscervi, di conoscere voi stessi, fretta di dire qualcosa al mondo, fretta di sapere già cosa dovete fare e di farlo anche. Invece no, ragazzi: prendetevi tutto il tempo, vivete semplicemente, non adagiandovi. Vivete a pieno, al cento per cento, perché quello che siete lo scoprite solo strada facendo, nessuno lo scopre prima. Non lo scoprirete con una delusione né con un traguardo, non serve quello. Servono la strada che fate, il percorso, le esperienze e il vissuto, lo scoprirete barcamenandovi in tutto quello che è la vita. Questo è uno dei mestieri più belli, fare moda nel senso più ampio. Che siate designer, modellisti, quello che volete, avete l’opportunità di trasformare voi stessi e quello che siete in un prodotto che lo comunichi.

Perciò prendi tutto quello che trovi strada facendo Federico, vivilo, esprimilo e solo così poi potrai arrivare anche tu a dire oggi sono questo, oggi sono Federico e Federico è questa persona! Se non lo fai, non lo scoprirai mai.

di Federico Durante

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