Sono giorni strani, tutto sembra sospeso e al tempo stesso uguale al solito, perché qualche sera fa a Bergamo i militari trasportavano in altre città i tanti corpi di chi ha perso contro il virus, ma se apriamo le finestre di casa c’è chi ancora va a correre come nulla fosse.

Noi, dal canto nostro, ci svegliamo la mattina e abbiamo i nostri compiti da aspiranti designer da svolgere, le nostre insegnanti che ci chiedono di darci da fare, di non lasciarci andare, di tenere gli occhi fissi sul nostro obiettivo, ci ripetono che tutto andrà a posto e torneremo alle nostre vite, a entusiasmarci per una sfilata, a ridere e scherzare tra i banchi e le macchine da cucire, a passeggiare per via Trinchese nella pausa pranzo e diciamolo, anche a scappare al mare invece di andare a lezione una volta ogni tanto. Poi qualcuno in casa accende la tv e tutti i nostri tentativi di restare positivi e concentrati, ottimisti e coraggiosi, un pò vacillano. Fa tutto un pò paura, si, qualunque sia la nostra età.

Allora queste interviste, questi articoli, non sono solo dei compiti scolastici. Sono una finestra nella vita di qualcun altro, solitamente lontanissimo da noi, per nome e cognome, lavoro, città, identità.

I social ci hanno abituati a vivere il rapporto con l’altro come se non fosse reale, come se si svolgesse all’interno di pareti virtuali a cui si accede solo attraverso un cellulare o un pc. Mettiamo un like e sembra che la distanza sia inesistente, scorriamo il feed di Instagram e dimentichiamo la nostra vita immaginandoci in quella di qualcun altro, che sembra sempre più colorata, più ricca, più divertente più interessante. Eppure ora, costretti in casa nell’attesa e nella speranza che tutto torni alla normalità, in quello che sembra quasi un film o un brutto sogno, stiamo riscoprendo la mancanza degli abbracci alle persone che amiamo, la sensazione di benessere che da uscire in giardino quando fuori è quasi primavera, tutte quelle abitudini che solitamente ci sembravano così scontate e poco interessanti.

Quindi no, queste interviste e questi articoli non sono solo dei compiti di scuola. Sono un modo per tenerci vicini a distanza, per non farci dimenticare chi siamo e chi vogliamo essere, il percorso che stiamo facendo e che andrà portato a termine, ma anche un modo per lasciarci un pò di ordine in questo caos, un pò di colore, di ottimismo e di speranza e coraggio, tutto quello che forse, anche le ragazze che stiamo per incontrare, al di là del lavoro che svolgono, vogliono trasmettere a chi le segue con quell’immagine di profilo sul loro IG: tante bandiere italiane appese ai balconi di gente come noi. Noi tutti a scuola abbiamo formato una famiglia. Noi tutti , in Italia e nel mondo, lo siamo.

Allora, come famiglia, tutti e cinque voliamo (virtualmente) a Milano e incontriamo Annacarla Dall’Avo e Simona Carlucci, aretina una e ostunese l’altra, entrambe classe 1989, ex compagne di studi al Polimoda di Firenze e oggi migliori amiche e blogger di professione. Ci sono delle domande che avremmo sempre voluto fare a chi svolge questo lavoro, ne abbiamo scelta una a testa e..leggete un pò!

Annacarla, tu sei aretina, mentre tu, Simona, sei di Ostuni. Quando avete deciso di dare inizio a questo percorso, avete avuto subito il sostegno di tutti, amici e sconosciuti, non solo sul web ma nella vita reale, o avete avvertito un pò di pregiudizio verso quello che stavate facendo, le solite voci di chi guarda a chi si butta in una nuova impresa, “Ma chi crede di essere?Cosa crede di fare?”. Quanto il chatting della gente sul vostro percorso appena iniziato vi ha influenzate e come secondo voi una persona dovrebbe reagire davanti a questi atteggiamenti nel tentare nuove strade?

Questa domanda ci fa pensare a tutta la nostra storia, a quando abbiamo aperto la nostra pagina Instagram @annacarlaesimona, a tutto il nostro percorso e a quanto è stato bello avere la fortuna di vivere insieme tante soddisfazioni e momenti indimenticabili, grazie a questo nostro progetto che ci ha unite sempre di più.

La nostra è un’amicizia veramente profonda e leale, che è stata e continua a essere il motore del nostro progetto e la chiave di tutti quei traguardi piccoli e grandi che giorno dopo giorno abbiamo raggiunto.

Ci sentiamo di dire che dovremmo sempre seguire le nostre passioni e fare le cose con tanta passione, anche quando non si ha l’appoggio di tutti.
Noi non abbiamo mai smesso di sognare, ma allo stesso tempo abbiamo sempre cercato di restare con i piedi per terra, e poi pian piano il nostro sogno si è trasformato in un vero lavoro, al quale abbiamo da qualche mese finalmente deciso con coraggio di dedicare tutte le nostre energie e il nostro tempo, perché nei sogni bisogna crederci veramente e dedicargli tutti noi stessi perché si avverino!

Nel nostro percorso, tante sono state le gioie e le soddisfazioni, ma a volte anche tanta la paura di non potercela fare, i dubbi, le difficoltà della vita virtuale dei social che si scontra con quella reale, fatta di rapporti con amici, amiche, fidanzati e famiglia.
Fare un lavoro di questo tipo non è facile: ti espone tanto al pubblico, rende la tua privacy praticamente inesistente e questo non sempre viene facilmente accettato dalle persone che abbiamo intorno.

Non é solo questione di potercela fare e di pregiudizi verso quello che si sta facendo, ma più che altro di difficoltà o resistenza da parte di alcuni nell’accettare un lavoro così nuovo, super dinamico, diversificato e allo stesso tempo sconosciuto.

Ci sono comunque persone che hanno creduto veramente in noi da sempre e sono state la nostra forza, come c’è chi non l’ha fatto ma magari poi si é ricreduto, o chi ancora non lo fa ma può dispensare consigli o critiche che per noi possono sempre rivelarsi utili.

“Vogliamo essere più una rivista da sfogliare che delle blogger da seguire”. Molto spesso, agli occhi del pubblico, le blogger sono questo, una rivista da sfogliare scrollando sui social, una sorta di vetrina sulla quale con un click appare il nome del brand che indossate e il collegamento al relativo shop online o al prezzo, come su 21 Buttons. Viviamo in una società fondata sull’immagine, ma diciamoci la verità, siamo tutte un pò Bridget Jones nella realtà, un pò meno Vogue. Nella vita di tutti i giorni, scrollare sui social e fare shopping fa parte del prendere la vita con leggerezza, come è giusto che sia. Poi, però, la vita di tutti è un’altra cosa. Franca Sozzani non considerava la moda fine a se stessa ma la usava per comunicare e sensibilizzare la gente, toccando temi che riguardano la società intera, non fermandosi a mostrare l’ultima borsa di un brand. Come secondo voi, il vostro ruolo nella società potrebbe evolversi in futuro in questo senso?

Siamo sicuramente delle ragazze normalissime che hanno deciso di dare vita ad una pagina dalla quale doveva venir fuori la nostra passione per gli abiti e la moda in generale. Sicuramente, come dicevi tu, siamo tutte un po’ Bridget Jones, cosa che non nascondiamo nelle nostre stories, soprattutto perché uno dei primi intenti é far vedere alla gente chi siamo realmente, mostrando anche i nostri difetti, cercando di arrivare il più vicino possibile a tutti quelli che ci seguono con passione e, perché no, regalandogli anche un sorriso in più attraverso quello che facciamo e diciamo.

Nessuno di noi due ha mai pensato di essere un modello da seguire o un esempio da imitare, eppure a un certo punto ci siamo ritrovate con migliaia di ragazze e ragazzi che seguendoci hanno iniziato anche a scriverci, chiedendoci consigli di stile e non, ringraziandoci anche per il modo in cui riusciamo ad andare oltre lo schermo di questi cellulari e arrivare alla gente. Pian piano siamo riuscite a entrare nella vite delle persone come loro sono entrate nella nostra facendone oggi parte, una parte fondamentale.

Nel nostro piccolo siamo riuscite a ritagliarci uno spazio che va oltre la nostra pagina da influencer e siamo grate a quelle persone che credono e hanno creduto in noi, lasciandoci esprimere anche per quelle che siamo, cosa che va oltre la foto pubblicata giornalmente sui social. Abbiamo avuto la possibilità di fare delle lezioni universitarie per portare il nostro sapere in materia di social media, abbiamo partecipato a convegni dove abbiamo espresso il nostro punto di vista su come i commercianti possono utilizzare questi canali social per incrementare e sviluppare il loro lavoro, ecc. Stiamo comunicando chi siamo attraverso i social ma anche al di fuori, nel “mondo reale”, consapevoli fin da subito di essere state fortunate ad avere questa opportunità, e sperando soprattutto di continuare a farlo, perché il contatto con le persone per noi é la cosa più importante che ci tiene vive.

Siamo due ragazze piene di sogni, quindi non pensiamo che ci potranno essere ostacoli a quello che vorremmo fare in futuro. Siamo diverse, tanto diverse, ma insieme sentiamo di poter realizzare davvero quello che sogniamo, che sia scrivere un libro, tenere dei corsi, realizzare una linea di abbigliamento, con impegno e determinazione potremmo farlo. L’importante è crederci davvero e noi questo lo facciamo ogni giorno!

Noi non ci siamo fatte influenzare, ma abbiamo sicuramente sempre cercato di ascoltare chiunque, vicino o lontano, e di analizzare le diverse opinioni perché ci aiutassero nel prendere le nostre scelte, le migliori per noi.

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, avete affermato di aver avviato il vostro blog applicando la politica del “NO FACE” perché la vostra priorità era fare moda, punto. Come hanno reagito le prime aziende con cui siete entrate in contatto davanti a questa vostra scelta? E’ un dato di fatto che un post in cui compaia il volto ha sempre una risposta di like maggiore. Sicuramente, ora che siete affermate, il “no face” è il vostro marchio di fabbrica e funziona alla grande, ma è sempre stato così?

Sinceramente non crediamo che sia così scontato il fatto che un post in cui compaia il volto abbia sempre una risposta di like maggiore. Anzi, da una ricerca che ci è capitato di leggere sul web sembrerebbe che spesso su Instagram le foto senza volto sono quelle ad avere un maggiore riscontro in termini di like e engagement perché le persone/utenti riescono meglio ad immedesimarsi nel soggetto che indossa/pubblicizza il prodotto moda; essendo in qualche modo automaticamente distolti dall’estetica della persona, la loro attenzione e il loro desiderio di acquisto si concentrano solo sul prodotto. Per cui si, la nostra idea iniziale di focalizzare l’attenzione sulla moda in sé, non mostrando il viso, si è rivelata e risulta tuttora effettivamente vantaggiosa e redditizia, sia in termini di engagement, sia in termini di raggiungimento degli obiettivi da parte di un brand.


Non è stato così facile convincere i brand di questa nostra idea, o comunque risultare credibili tanto quanto tutte le altre influencer che mostrano a 360° gradi chi sono. E’ comprensibile che un brand X vorrebbe che l’influencer sulla quale investe sia altamente riconoscibile, cosa che con noi, non mostrando il viso, si può pensare sia più difficoltoso. In qualche modo le nostre foto risultano più “anonime” se inserite in ogni contesto estraniato dalla nostra pagina Instagram .

Tuttavia, ultimamente, la nostra identità, pur non mostrando il nostro viso sui social, si è via via talmente affermata da eliminare quasi questo limite della “non identità”: le persone ormai ci conoscono e ci seguono proprio per il nostro essere “no face” e per i nostri look. Questo ci rende molto felici e soddisfatte, e nel tempo speriamo di raggiungere tutti i nostri obiettivi e le nostre ambizioni, che sono davvero ancora tante!

E’ da tanto ormai che si parla della problematica dell’inquinamento nel settore moda, responsabile del 10% delle emissioni di diossido di carbonio in tutto il mondo. Voi che ne fate parte in prima persona come vi comportate a riguardo?

Sappiamo tutti che l’inquinamento è un problema enorme per il nostro pianeta e ognuno di noi dovrebbe dare anche solo un piccolo contribuito per cercare e trovare delle valide soluzioni.

Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di fare del nostro meglio, come per esempio comprare prodotti soprattutto made in Italy che si presuppone non abbiano fatto viaggi intercontinentali ma siano anzi prodotti in Italia, seguendo tutte le norme e le regole anti inquinamento. Oppure, sostenendo con immenso piacere aziende o iniziative green che aiutano il pianeta migliorandone l’eco-sostenibilità. Ne è un esempio la nostra recente collaborazione con Intimissimi Green Collection.

La moda è la nostra più grande e passione, ma cerchiamo comunque di evitare capi confezionati con tessuti non naturali e/o plastiche varie.
Pensando al tema delle pellicce, che in termini di inquinamento e sostenibilità è forse uno degli argomenti di dibattito più sentiti degli ultimi tempi nel settore moda, non ci sentiamo di dire che siamo completamente favorevoli alle pellicce sintetiche, dal momento che la loro produzione, trattandosi di materiali non naturali e super sintetici, inquina comunque tantissimo.
Ad ogni modo, con ognuna delle nostre scelte speriamo, nel nostro piccolo, di dare un contributo positivo alla battaglia contro l’inquinamento.

Vi accomuna la passione per la moda ma lo stile è personale e molto spesso è influenzato anche dallo stato d’animo di una persona. Inoltre, tra le persone che seguite sui social compaiono nomi di altre influencer molto note. Quanto una influencer condiziona le scelte dell’altra nel vostro settore, e voi due in particolare, come fate ad essere d’accordo su ogni post?

Certamente seguiamo influencer molto note, sia perché ci piacciono e ci fa piacere guardare le loro foto e le loro storie come un qualsiasi utente, sia perché a livello professionale è sempre interessante e importante analizzare il mercato, il settore e i relativi competitor.
L’analisi di tutte queste variabili, in qualsiasi professione e in qualsiasi settore, è sempre il punto di partenza per arrivare ad una scelta in termini di strategia e poi di azioni ben precise in termini di marketing e comunicazione.

Quindi si, certamente le influencer che seguiamo condizionano, che lo vogliamo o meno, a volte o forse spesso, le nostre scelte: scelte magari relative al modo di comunicare, o a una posizione da prendere qualora ci sia una tematica ben precisa che dilaga sui social e nel web in generale; oppure scelte più semplici, relative alla decisione di collaborare o meno con un brand che ci ha fatto una proposta, nel qual caso analizziamo anche chi ha collaborato con chi e come, e se riteniamo che il brand in questione sia in linea con il nostro posizionamento e target o meno; o, ancora, scelte relative anche a un banale acquisto personale quando ci sono quei pezzi super costosi, introvabili e sold out ovunque che diventano l’oggetto del desiderio di tutti/e, che solo le “top” influencer tra quelle che seguiamo riescono ad avere, e che quindi anche noi decidiamo di acquistare sia per reale piacere e ossessione per lo shopping (che chiaramente abbiamo!), sia per raggiungere i nostri obiettivi di posizionamento.

Riguardo la secondo domanda rivolta a entrambe, siamo una la migliore amica dell’altra, tra noi c’è un’amicizia fortissima, un’empatia, un rispetto, una stima reciproca e tutto un mix perfetto di ingredienti, tali da essere assolutamente la nostra arma vincente, cosa che ci porta spesso, se non quasi sempre, ad essere d’accordo su cosa postare, su come farlo e quando. Si dice che a volte le relazioni funzionino per semplice questione di feeling, e tra noi questo feeling c’è, è davvero tangibile, e forse più di ogni altro ingrediente, ci permette di essere chi siamo in maniera disinvolta e armoniosa e ci aiuta più di ogni altra cosa nel raggiungimento dei nostri obiettivi.

di Chiara, Giusi, Alessandro, Saida e Bianca

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