Pattern maker at Off-White, currently at Balenciaga

La moda, un mondo così ampio pieno di colori e di arte. Sfilate, abiti, capi firmati, tendenze ecc., ma dietro a tutto questo c’è un mondo immenso e svariate figure professionali impegnate nel settore e in vari ambiti: ufficio stile, produzione, comunicazione, marketing e tanti altri. Nel processo produttivo è fondamentale la figura del modellista, una figura poco conosciuta ma non per questo meno importante. Qual è il suo ruolo? Il modellista si occupa della realizzazione pratica delle idee dello stilista, sviluppa un modello tramite un accurato studio tecnico utilizzando come strumenti principali la carta o il formato digitale tramite Cad, per far sì che sia riproducibile su tessuto. Noi studenti ne abbiamo capito la reale importanza qui a scuola, poiché ci potrebbe voler un po’ di tempo prima di capire la vera bellezza di questo lavoro e le soddisfazioni che riesce a darti. In questa intervista conoscerete Elena, modellista nel gruppo Kering che, con il tempo, tra viaggi e opportunità prese al volo, ha trovato la sua strada ed è riuscita a trasformare la sua passione in lavoro. Così le abbiamo chiesto com’è andata e lei grazie alla sua disponibilità ce ne ha parlato.

Ciao Elena! Siamo Ornella e Cristiana ed entrambe siamo al primo anno del corso di Stilista di Moda presso l’Istituto di Moda Burgo a Lecce. Il nostro percorso include, oltre a Design, anche la sartoria e la modellistica, che è appunto il tuo campo specifico. Noi siamo alle prime armi in questo mondo, le insicurezze sono tante e poterci confrontare con te, così giovane e già così in gamba, per noi è un’opportunità unica! Ma partiamo dal principio: raccontaci chi sei, da dove vieni e qual è stato il tuo percorso di studi!

Ciao ragazze, innanzitutto grazie a voi per questa opportunità. Allora, mi presento, io sono Elena ho 28 anni e vivo a Milano, sono nata qui. Ho frequentato il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci, ho scelto questo indirizzo perché mi piacevano le materie scientifiche e non avevo assolutamente la minima idea di cosa avrei fatto dopo. La mia passione per il cucito è nata sin da piccola ma non era una cosa preponderante nella mia vita. Dopo il liceo, ero molto spaventata all’idea di dover scegliere un percorso da fare per tutta la vita e quindi ho partecipato a mille Open Day, da quelli di moda a quelli di medicina. Per caso mi ritrovai a partecipare a quello del Politecnico di Milano, e ne rimasi molto colpita, soprattutto riguardo al corso di sartoria, e decisi di fare il test di ammissione. Sono risultata idonea ed ero abbastanza contenta. Il primo anno è stato un inferno, non mi piaceva niente, volevo mollare. C’erano molti corsi di disegno nel primo semestre, ed io non ero una delle top player in questo campo, nel secondo semestre ho frequentato un corso che consisteva nella progettazione di un abito, che fu anche esposto in una mostra. Da lì ho iniziato a studiare modellistica e confezione, da quel momento me ne sono innamorata e ho deciso di continuare. Il secondo anno sono andata in erasmus all’università Politecnica di Valencia “Campus de Alcoy” dove c’era questo Polo di ingegneria tessile. Sono stata super felice, mi è piaciuta molto ingegneria tessile, soprattutto la parte dei laboratori dove andavamo a fare miscele per il finissaggio dei tessuti, tinture, stampe.. un settore al quale non mi ero mai avvicinata particolarmente, infatti il mio guardaroba era prettamente a tinta unita. Fu davvero un percorso stimolante, infatti, ironia della sorte, decisi al terzo anno del Politecnico di specializzarmi in abbigliamento. Come tesi presentai un progetto sulla sostenibilità, dovevamo disegnare una collezione ispirandoci ad un brand, io scelsi Uniqlo, era ancora poco conosciuto in Italia ma era molto innovativo. La mia collezione si chiamava “La morte personificata” basata su tessuti stampati con tecniche sostenibili.

Finito il Politecnico, mi sono chiesta: cosa voglio fare? Allora decisi di specializzarmi in modellistica, fu così che mi iscrissi al master alla Secoli.
Nell’attesa di iniziare il corso ho frequentato uno stage per 3 mesi in uno showroom. Per me l’importanza delle lingue è sempre stata una cosa fondamentale, già al liceo ero stata in Sudafrica a fare un’esperienza di studio, e volevo appunto rispolverare l’inglese perché lo sentivo un po’ arrugginito, quindi ne approfittai e decisi di andare a Londra a fare la ragazza alla pari e vivere con una famiglia. Una volta lì, mi iscrissi ad un corso di drawing alla “London College of Fashion”, sentivo di avere proprio una mancanza nel disegno e quindi volevo perfezionarmi per una visione futura anche se volevo fare la modellista. Il giorno prima di iniziare il master sono tornata a casa, ancora più carica ma distrutta, perché fare la ragazza alla pari è faticoso. Ho lasciato una città pazzesca, dove ho lasciato il cuore.

Attualmente lavori come modellista per il gruppo Kering, in particolare per Balenciaga, il ché già ci lascia a bocca aperta! Sicuramente però non è stato un salto immediato e semplice quello dal giorno del diploma al lavoro per questo famoso brand. Quali sono stati gli step successivi al termine del tuo percorso di studi, quelli che ti hanno portata dove sei oggi?

Il master è stata la scelta di cui sono stata più convinta nella mia vita. Durante il corso ho studiato la modellistica partendo da 0, il Cad e la confezione. Devo ammettere che mi sono trovata fortunata perché quell’anno era appena partita una collaborazione con Moncler, noi ragazzi dovevamo disegnare un capo Easy Couture e scoprire il mondo della piuma è stato molto interessante. In contemporanea, dovevamo anche disegnare un capo Haute Couture per la sfilata di fine anno. Come tesi invece realizzai una collezione chiamata “Sail the city”, basata su una mia grande passione per il mondo della barca a vela, ideata apposta per una donna giovane che potesse indossare tutti i giorni questa grande passione anche vivendo nella metropoli. Gli outfit avevano dettagli stile nautico, utilizzai tessuti tradizionali mixandoli con tessuti tecnici, quello più innovativo era uno Spinnaker che era una vela in ripstop nylon bianco e rosso con le impunture tipiche, con cui ho realizzato un trench e inserti negli altri outfit. Ero super contenta, lo erano tutti e così mi son laureata. Mi sono posta mille domande su cosa volessi fare, mi piaceva la modellistica ma avevo anche acquisito una grande passione per il cucito e così mandavo curriculum per entrambe le posizioni. Nell’attesa, ho vinto un concorso con la Maison Valentino, dove in realtà mi ci avevano iscritta i miei professori. Era una progetto in collaborazione con il master di alta moda dell’Accademia di moda e costume di Roma dove i ragazzi ci assegnavano dei bozzetti e noi dovevamo realizzarne i prototipi, quindi partire dai modelli fino alla confezione. E’ stato per me importante lavorare con altri stilisti, è stato il mio primo interfaccia da modellista. Volevo però cercare uno stage che mi permettesse di fare entrambe le cose, quindi ho avuto la fortuna di lavorare da Ratti, un’azienda tessile nel settore Comasco. Ero nell’ufficio Cad come modellista, mi occupavo di tutta la parte di piazzamento delle stampe sui cartamodelli, anche di grandi brand come Dolce e Gabbana, Micheal Kors, Givency e altri. Finito lo stage, mi han chiesto di rimanere da loro ma decisi di andare avanti per la mia strada. Dopo solo un mese, mi sono candidata per un lavoro a Mosca. Cercavano una figura da Natalia Gart e dopo vari colloqui e varie selezioni sono stata scelta e son partita per Mosca nel mese di ottobre. E’ stata un’esperienza molto bella, facevo la Fashion Designer per questo brand e tecnologa di confezione e produzione, quindi mi occupavo sia della parte di style e sia della parte dei fitting, campionari, controllo della qualità, risoluzione dei problemi tecnici, ecc… A dicembre tornai a Milano, decisi di lavorare come modellista free-lance ma allo stesso tempo continuavo a cercare lavoro in un’azienda e così nell’aprile del 2017 ho iniziato da Off-white. Sono riuscita ad entrare da Off-white tramite Fashionjobs, ho inviato il mio curriculum ed avevo risposto ad un annuncio dove non c’era scritto che fosse per Off-white, ma per un atelier interno, mi aveva molto colpito perché comprendeva sia modellistica che confezione ed era perfetto per me.
Dopo una settimana di prova ho iniziato, ho avuto la fortuna di entrare quasi all’inizio ed era ancora piccolissimo ed eravamo in pochissimi, eravamo in 50. Lì è stata un’esperienza davvero stimolante ed è stato come stare in una grande famiglia. E’ stato molto bello perché da Off-white hai delle grandi responsabilità e sei molto libero, ti viene data molta fiducia e lavoravo sia su carta e sia in digitale con Cad. Io ho avuto la fortuna di avere due grandi stilisti a cui rendere conto, mi consegnavano i disegni e mi lasciavano molto sperimentare e proporre nuove soluzioni; insieme ad una mia collega ci occupavamo in maniera diretta anche della linea haute couture, c’era tutta una parte di progetti speciali. Abbiamo seguito anche le sfilate a Parigi e gestivamo gli atelier days con un team di sarte e modelliste esterne sia per l’ uomo che per la donna. Ho avuto anche modo di lavorare molto a contatto con Virgil Abloh, persona fantastica, incredibile, super umana; è stata una grande famiglia ed io me la porto sempre nel cuore. Sono stata da Off-white fino al settembre 2019, due anni e mezzo, ma mi rendevo conto che avevo bisogno di andare in un posto dove potevo imparare di più e crescere, volevo andar a vedere una realtà diversa e andare in un posto dove si sarebbe fatto anche produzione e non solo campionario, e conoscere delle modelliste Senior da cui imparare.
Il gruppo Kering, è sempre stato il mio gruppo preferito in assoluto e lo seguivo anche per tutti gli annunci di lavoro su Linkedin. Un giorno è uscito l’annuncio per Balenciaga ed ho pensato di inviare il curriculum. Sono stata contattata qualche mese dopo, ed ho fatto alcuni colloqui e, a mia insaputa, la prova tecnica . Quell’estate, dopo le vacanze, dopo la prova tecnica, mi hanno assunta ed ho dovuto iniziare subito, rinunciando all’ultima sfilata di Off-white.Sono molto contenta di essere da Balenciaga, perché qui c’è tutto quello che cercavo. Io sono da Balenciaga Novara dove è molto strutturata l’azienda: c’è l’ufficio prodotto, l’atelier con circa 8-10 sarte, c’è il magazzino interno, l’ufficio Cad, ci sono tante modelliste Senior ed altre colleghe dalle quale sto imparando molto e sono molto grata e molto contenta.

Quello del modellista è un mestiere tanto affascinante e antico quanto difficile. E’ un ramo a cui ti sei approcciata già da bambina o ti ci sei appassionata solo da adulta?


Sin da bambina, avevo 7 anni quando ho iniziato a cucire piccoli oggetti come borse e vestiti, mi piaceva tutta la parte manuale. Mia nonna paterna lavorava a maglia e la nonna materna realizzava vestiti, ricordo un abito che adoravo creato da entrambe. Non ho seguito le orme dei nonni in realtà, ma penso che qualcosa nel DNA me l’abbiano lasciata. Il mondo della modellistica l’ho scoperto solo quando ho iniziato a studiare moda, e mi ci sono appassionata subito. E’ un mestiere poco conosciuto, mi viene ancora chiesto in cosa consiste il mio lavoro, la gente pensa addirittura che io faccia vestiti in miniatura per le bambole. Penso di aver trovato la mia strada con la modellistica, a molte persone non piace, è o amore o odio, forse perché c’è troppa tecnica, ma è tanto importante, è quel tassello fondamentale di mezzo tra stilista e sarto.

Abbiamo capito che la modellistica è sicuramente un tuo punto forte, altrimenti non saresti dove sei. Una delle difficoltà maggiori probabilmente è fare da tramite tra l’idea del designer e il prodotto finito, traslare un figurino in un cartamodello fedele. Le nostre insegnanti ci ripetono sempre di disegnare secondo il nostro stile ma tenendo a mente la fattibilità del capo in questione. Ti è mai capitato di trovarti di fronte a proposte difficili da realizzare?


Si, mi è capitato, però è andato tutto bene, alla fine sono sempre riuscita a soddisfare le esigenze di tutti. La prima esperienza tra le più traumatiche è stata la creazione di progetto da me disegnato per una sfilata, era un pantalone con un cono che impediva la camminata, lì mi sono scontrata con la modellistica. Saper disegnare un abito con conoscenze di modellistica è un percorso imprescindibile per uno stilista, sia per se stesso e sia per il processo di progettazione. Altre volte, da Off white mi sono dovuta trovare a mediare tra tessuto, vestibilità e altre cose più tecniche o mi sono trovata nella situazione in cui dicevo allo stilista che bisognava apportare delle modifiche anche se in disaccordo. Però ho avuto la fortuna di collaborare sempre con persone disponibili; è sempre stato un venirsi incontro, imparando l’uno dall’altro e arricchendosi sempre a vicenda.

Dalla tua storia si evince un carattere piuttosto caparbio e sicuro di sé, è così? Non capita a tutti di ottenere un lavoro prima da Off-white e poi da Balenciaga, com’è stato ricevere la telefonata: “Sei dei nostri”?


Direi di no, non sono né caparbia né sicura di me, anzi penso di essere una persona molto insicura. Si evince che sono sicura perché sono contenta del mio lavoro, ma lo sono adesso della mia strada e l’ho capito un po’ per caso. Ricordo che ad un festa mi ritrovai a parlare con un ragazzo, mi fece le solite domande di circostanza tra cui di cosa mi occupassi nella vita e diede per scontato che non fossi contenta, perché molta gente tende a lamentarsi del proprio lavoro, e da lì che ho capito di ritenermi fortunata di avere un lavoro che mi piace e di essere stata in grado di scegliere quando avevo ancora mille dubbi, io sono anche molto fatalista e quindi penso che certe cose succedono sempre un motivo. Caparbia neanche, non sono una di quelle che vuole una cosa e lotta per ottenerla. Molte cose si son presentate li, ho avuto la fortuna, la bravura di poter coglierne e trarne del positivo, son cose che te ne rendi conto dopo. Quando mi hanno confermato da Off-white ero molto felice, era un brand molto piccolo non era ancora tanto conosciuto, ero eccitata a dover lavorare in un atelier e a partecipare alle loro sfilate. Quando mi hanno chiamata da Balenciaga ero super felice, ricordo di aver fatto prima una call di presentazione ed ero molto agitata, lo step successivo è stato il colloquio ed infine la prova tecnica che ho affrontato con ansia. Ho ricevuto un loro feedback positivo dopo qualche giorno, ma dovevo aspettare la conferma. Avevo appena prenotato per andare a Parigi per la sfilata di Off-white quando ho ricevuto la conferma da Balenciaga ed ho dovuto rinunciare alla sfilata, ero comunque contenta e super emozionata.
Sono consapevole che far parte di un grande brand visto da fuori potrebbe spaventare, in realtà una volta dentro ti accorgi che sei circondata da persone vere e umane e tutto questo poi entra a far parte della quotidianità.

Ad oggi hai alle spalle esperienze lavorative importanti, presso grandi aziende i cui prodotti sono nella wishlist di tantissima gente. A noi che siamo agli inizi sembrano inarrivabili e le immaginiamo come delle enormi catene di produzione dove la modellistica su carta è un vecchio ricordo che ha lasciato spazio ai programmi Cad, meno poetici ma sicuramente più “fast”. Sappiamo che nelle tue varie esperienze lavorative ti è capitato di lavorare sia in un modo sia nell’altro. Quali sono i pro e i contro dell’usare l’uno o l’altro metodo secondo te, e se potessi, quale sceglieresti come migliore?

Io sono una grande fan della manualità quindi della carta del vecchio stampo. Il Cad o piace o non piace, io lo utilizzavo perché andava fatto non ero una grande fan, man mano ti rendi conto che è molto più immediato e veloce.
Da Off white utilizzavo entrambi i metodi, avevo la libertà di scegliere, principalmente preferivo la carta, perché lavoravo su capi più elaborati e su capi di haute couture, il Cad lo utilizzavo per lavorare sulle basi, sulle trasformazioni e per i piazzamenti di stampa. Da Balenciaga, attualmente, utilizzo solo Cad e pochissimo su carta, quasi niente. I pro del Cad sono l’industrializzazione e la produzione, i pro della carta invece è il rendersi conto man mano di cosa sta succedendo in dimensioni reali. Mi son trovata a lavorare, come faceva Dior un tempo, per degli abiti couture ma in dimensione ridotta ad uno e mezzo, sia per velocità, per ingombro fisico e sia per non sprecare metri e metri di tessuto; principalmente ho fatto tutto a mano ma ho anche usato il Cad. 
Se potessi scegliere come uno migliore dei due, io non sceglierei, nel senso per la mia formazione io li terrei validi entrambi, io spero che non mi tolgano mai ne il mouse ne la matita.

Noi siamo ancora agli inizi del nostro percorso, molti prediligono design, molti prediligono la
modellistica e la sartoria. La modellistica a volte può risultare difficile, pesante e noiosa e capita di scoraggiarsi e pensare “forse non fa per me”. Ce lo regali qualche consiglio?

La modellistica a molti non piace, direi di cancellare dalla testa il pensare “forse non fa per me” e memorizzare invece che senza la modellistica non sarete dei bravi stilisti, ed ovviamente neanche dei bravi sarti. Nelle mie esperienze ho conosciuto anche stilisti con mancanze di modellistica, uno stilista con competenze invece lo aiuta a progettare un capo che funziona, semplifica e rende più veloce il lavoro anche a modellisti e sarti. E’ fondamentale se vuoi che il tuo capo sia realizzato come lo hai pensato, è anche un orgoglio personale aver disegnato un capo che funzioni.
 Nel mondo dello stile c’è tantissima competizione, quello che effettivamente fa la differenza è uno stilista che conosce la modellistica.
Comunque la mia storia non è tutta rose e fiori, non è stato tutto sempre fantastico, ci sono stati dei momenti in cui ovviamente ho avuto delle difficoltà o mi rendevo conto che facevo un esperienza anche se non era quello che volevo fare nella vita, ma poi guardandomi indietro mi sono resa conto di essere contentissima di aver fatto tutto. Non ho mai pensato di aver buttato il mio tempo, in realtà sono tutte cose che si rinchiudono in un pacchetto che ti porti dietro. Ogni tassello del puzzle, che in un momento può sembrare appartenente ad un altro puzzle, in realtà appartiene al puzzle che hai davanti e lo capisci solo quando trovi altri tasselli che completano il quadro. Penso che ogni esperienza serva per il futuro.

Che progetti hai per il futuro?

Speravo che questa domanda non arrivasse mai ed invece è arrivata.
Che progetti ho per il futuro? Non lo so, innanzitutto continuare a fare qualcosa che mi piace, penso di essere molto giovane e credo che in ogni cosa che farò e faccio c’è sempre qualcosa da imparare perché non si smette mai.
I progetti che ho per il futuro, spero di rimanere nel mondo della modellistica, da Balenciaga sto benissimo e spero di rimanerci in più possibile.
Vorrei anche continuare ad arricchire le mie culture e viaggiare, dopo tutte le mie esperienze estere, mi piacerebbe in un futuro cambiare paese e lavorare lì, ci sono opportunità ovunque.
 Vorrei non fermarmi, poi chi lo sa.

Di Ornella Salvemini
e Cristiana Petkova

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